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Roma, 19 nov – “Fine pena mai” confermato per Cesare Battisti. La prima sezione penale della Corte di Cassazione, dopo una camera di consiglio svolta oggi, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa del terrorista comunista pluriomicida contro l’ordinanza con cui, il 17 maggio scorso, la Corte di Assise di appello di Milano aveva negato la commutazione della pena dell’ergastolo in quella di trent’anni di reclusione.

Respinta la richiesta avanzata sulla base degli accordi Italia-Brasile

La difesa di Battisti, condannato per quattro omicidi compiuti alla fine degli anni Settanta, aveva depositato un ricorso alla Corte di Cassazione per chiedere di annullare la sentenza con cui era stata confermata la pena definitiva dell’ergastolo per l’ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo (Pac), arrestato dopo 37 anni di latitanza. I giudici avevano respinto la richiesta di commutare la pena in 30 anni di reclusione sulla base degli accordi bilaterali tra Italia e Brasile, Paese in cui si era rifugiato e dove non è previsto il carcere a vita. Ma Battisti si trovava in Bolivia (dove c’è l’ergastolo) al momento della cattura nel gennaio di quest’anno. La Cassazione ha dato ragione alla Corte d’Assise di appello milanese.

Ludovica Colli

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