Roma, 22 ago – “Abbiamo espresso al Presidente la disponibilità a verificare la possibilità di una maggioranza e l’avvio di una fase politica nuova nel segno della discontinuità politica e programmatica“. Così il segretario del Pd Nicola Zingaretti al termine dell’incontro con il capo dello Stato Sergio Mattarella nell’ambito delle consultazioni al Quirinale sulla crisi di governo. Poi il governatore del Lazio precisa: “Siamo distanti dal M5S, ma è utile provare con un governo di svolta. Abbiamo espresso i primi non negoziabili principi a cui il nuovo governo dovrebbe rifarsi: scelta europeista, democrazia rappresentativa, sostenibilità ambientale, equità sociale, svolta con l’Europa nella gestione dei flussi migratori rispetto ai decreti approvati in questa legislatura. Un governo non a qualsiasi costo ma di svolta, alternativo alle destre, solido, con ampia base parlamentare”, è la posizione del Pd, chiaramente rivolta al Movimento 5 Stelle in vista di un possibile accordo.


“O governo a nostre condizioni o voto”

“Se non dovessero sussistere queste condizioni, allora si andrà al voto“, afferma Zingaretti. Elezioni – chieste da Fratelli d’Italia, la cui delegazione ha preceduto quella dem – alle quali, assicura Zingaretti, il Pd è pronto.

La posizione del Pd è chiara: se i 5 Stelle non sottoscrivono i principi non negoziabili fissati dai dem, niente maggioranza e niente governo. Lo spauracchio del voto – agitato da Zingaretti, forte del sorpasso su un M5S crollato al 10% – dovrebbe convincere i grillini ad accettare le richieste del Pd. Al termine delle consultazioni, oggi pomeriggio, il capo politico Luigi Di Maio farà capire se l’intenzione è accettare la proposta di Zingaretti. Intanto Manlio Di Stefano fa la voe grossa: “Il Pd non può dettarci le regole, serve un nuovo contratto, i 5 punti sono troppo vaghi”, dice il sottosegretario grillino.

Adolfo Spezzaferro

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