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Roma, 25 feb – “Un mix di sfortuna e compresenza del virus influenzale. Ci vorrà una settimana per capire se il contenimento funziona“. Così Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano, spiega all’Adnkronos Salute cosa non ha funzionato nell’ospedale di Codogno, focolaio dell’epidemia da coronavirus. Mentre impazza la polemica sulla gestione dell’allarme coronavirus da parte degli ospedali del Nord, l’esperto cerca di fare il quadro su cosa ha scatenato una così rapida ed estesa diffusione del virus. A sentire il premier Giuseppe Conte, l’ospedale-epicentro dell’epidemia non avrebbe seguito i protocolli previsti. “Non possiamo prevedere l’andamento del virus: c’è stato un focolaio e di lì si è diffusa anche per una gestione di una struttura ospedaliera non del tutto propria secondo i protocolli prudenti che si raccomandano in questi casi, e questo ha contribuito alla diffusione”, ha dichiarato il presidente del Consiglio. Accuse pesanti subito respinte dalla Regione Lombardia. Ma il problema rimane.

“Sfortunata coincidenza di un paziente italiano senza apparenti fattori di rischio”

Nel caso di Codogno il problema è in parte legato alla compresenza del virus influenzale, in parte alla sfortunata coincidenza di un paziente italiano e senza apparenti fattori di rischio. Una persona che, interrogata più volte, non ha evidenziato un legame con la Cina. Questo, e il fatto che il virus influenzale circoli ancora con una certa intensità nel nostro Paese, ha portato a ciò che sappiamo”, spiega Pregliasco, in riferimento al cosiddetto “paziente 1”, il 38enne in terapia intensiva. A tal proposito si ricorda che purtroppo non è stato ancora individuato il “paziente zero”, ossia chi ha portato il virus in Lombardia.

“Ora basta un’affezione respiratoria acuta per alimentare i sospetti”

“Ora le cose sono cambiate: basta un’affezione respiratoria acuta per alimentare i sospetti. Il problema di Codogno e del mancato funzionamento dei filtri, che avrebbero dovuto portare a un trattamento in una struttura specializzata, come è invece successo a Roma con la coppia di cittadini cinesi allo Spallanzani, è frutto anche della sfortuna“, insiste il virologo. “Ora è fondamentale individuare e trattare i casi più gravi, oltre a limitare la propagazione del virus. La recentissima notizia di un nuovo caso sospetto in Sicilia, proveniente dal Nord, non tranquillizza. Ma penso che per capire se l’azione di contenimento stia funzionando – conclude Pregliasco – occorrerà almeno una settimana”.

Ludovica Colli

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