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Di CanioRoma, 16 gen – All’inizio di gennaio, quando Paolo Di Canio se ne uscì con un’imbarazzante intervista al Corriere della Sera, scrivemmo su questo sitodopo aver difeso l’ex calciatore ai tempi del suo licenziamento da Sky  – che cedere al ricatto del politicamente corretto non era una buona cosa, né per la sua dignità, né per lo stato della libertà di pensiero  in questa nazione. Non era in discussione la libertà dell’ex bandiera laziale di cambiare idea sul fascismo o su alcuni suoi comportamenti del passato, ma il fatto di compiere un pubblico atto di contrizione per assecondare un atto di arroganza aziendale.



Dopo qualche settimana dall’intervista al Corriere, i nostri timori trovano conferma: Paolo Di Canio tornerà a commentare la Premier League su Sky. Una buona notizia, per gli amanti del calcio inglese. Un triste segnale, però, per tutti gli amanti della libertà di pensiero, a prescindere dalle fedi calcistiche (del resto anche esponenti illustri del tifo laziale non sono stati teneri con il loro ex idolo, a dimostrazione che non si tratta di una bega legata al tifo). L’annuncio è arrivato direttamente dall’emittente satellitare: “Al termine di Liverpool-Manchester United, alle 19, appuntamento con ‘Di Canio Premier Show’, su Sky Sport 1 HD e Sky Sport 3 HD: in studio Paolo Di Canio, in compagnia di Gianluca Vialli. Un approfondimento per rivivere e analizzare quanto successo all’Old Trafford e per fare il punto sulla 21ª giornata di Premier League”.

Dopo quattro mesi, quindi, via la sospensione causata dai suoi tatuaggi fascisti, scoperti con qualche anno di ritardo da qualche solerte (e influente) spettatore di Sky, che deve aver fatto pressione sull’emittente. Un vero e proprio atto di prepotenza, come del resto ce ne sono quotidianamente in Italia contro chiunque si discosti dal pensiero unico. Il più delle volte pagano emeriti sconosciuti, colpevoli solo di essere incappati nella nuova censura democratica. Di Canio poteva rappresentare un’eccezione virtuosa, grazie anche alla sua posizione, alla sua visibilità e al suo conto in banca che, immaginiamo, non l’avrebbe lasciato in mezzo a una strada senza quell’impiego a Sky. Insomma, il punto non è l’uomo Di Canio in sé, ma il ruolo che avrebbe potuto svolgere, grazie alla sua fama, nel dimostrare che resistere ai diktat si può. Ma se la visibilità amplifica i meriti, fa lo stesso anche con le colpe.

Di Canio che torna in onda dopo il pubblico pentimento è un pessimo segnale. Da oggi in poi qualunque anonimo commesso, operaio, impiegato messo di fronte alla possibilità di un licenziamento per cause politiche si sentirà “consigliare” amichevolmente: “Fatti furbo, prendi le distanze. L’ha fatto anche Di Canio”. Tutto questo, ripetiamolo, non ha nulla a che fare le idee dell’ex calciatore e il suo sacrosanto diritto di cambiarle. Una bella prova di sincerità sarebbe stata quella di dire: “Ho cambiato idea sul saluto romano, ho cambiato idea su questo e quello, ma il posto a Sky non lo rivoglio”. Invece il posto se l’è ripreso e da oggi i tanti coraggiosi senza volto che sfidano ricatti che non fanno notizia avranno una croce in più da portare, quella del “fatti furbo, fai come Di Canio”. La porteranno lo stesso, in silenzio e con fierezza. Come hanno sempre fatto.

Adriano Scianca

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3 Commenti

  1. Ottimo articolo , commentare sarebbe superfluo a questo punto
    Grazie per l aggiornamento visto che con coerenza non ho piu’ sky ed all’ ultima allettante offerta ho ridetto no
    Buon lavoro

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