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bambina rianimazione dieta veganaGenova 30 giu – E’ di ieri la notizia di un caso di malnutrizione severa da vitamina B12 che ha portato in rianimazione una bambina di 2 anni. Grazie alle cure dei medici dell’ospedale Gaslini di Genova la bambina oggi è uscita dalla rianimazione per poter essere ricoverata nel reparto di degenza pediatrica. I medici del pronto soccorso si sono ritrovati di fronte ad una bambina decisamente sotto peso per la sua età, con gravi turbe neurologiche e muscolari causate dalla severa malnutrizione e da una carenza sostanziale di vitamina B12 e ferro dettata dalla dieta a cui è stata sottoposta la bambina da parte dei genitori, convinti vegani.

Il dibattito scientifico su quali diete sia meglio seguire per poter condurre una vita sana e priva di patologie è ormai sulla scena da decenni. Allo stesso modo l’esigenza di condurre una dieta consapevole che rispecchi , per chi la segue, la propria filosofia di vita ecologista ed animalista è entrata a gamba tesa nel nostro quotidiano, vedendo aumentare a vista d’occhio il numero di consumatori di prodotti vegetariani e ultimamente vegani. La dieta vegana impone la drastica assenza di qualsiasi tipo di carne e derivati animali, anche il latte o le uova. Numerose sono le metanalisi scientifiche a favore di questo regime alimentare, così come sono numerose quelle discordanti. Nonostante le discordie, però, tutte le ricerche effettuate in età pediatrica e ancor di più durante la gravidanza hanno un punto in comune: chi vuole seguire una dieta vegetariana o vegana deve integrare nutrienti fondamentali, come vitamine e ferro.
Uno studio condotto nel 2014
e volto a chiarire i possibili benefici di una dieta vegana sul metabolismo e soprattutto sulla protezione da patologie a rischio (come incidenti cardiovascolari e tumori) ha stabilito che questo regime alimentare può avere effetti protettivi su queste patologie. I ricercatori, però, hanno convenuto che nella stragrande maggioranza dei controlli vi era un deficit di vitamina B12 per il quale andava fatta un’attenta valutazione e soprattutto una decisa integrazione farmacologica e hanno riscontrato una carenza di questo fattore con maggiore prevalenza in paesi come Australia, Germania, Italia ed Austria, fino addirittura ad arrivare all’80% dei vegani di Hong Kong e India. Le ricerche non si esauriscono qui: uno studio condotto su bambini ed adolescenti 
 ha stabilito non solo raccomandazioni per l’integrazione, ma raccomanda vivamente un attento screening per il riconoscimento precoce di disturbi del comportamento alimentare in bambini e adolescenti con diete restrittive di tipo vegetariano e soprattutto vegano.

Posto in essere i benefici ed i rischi scientifici di una dieta così restrittiva, rispetto a quello che è stato il fabbisogno metabolico dell’essere umano dalla sua nascita ad oggi, è importante anche fare una considerazione di carattere culturale, che potrebbe addirittura sfociare nel filosofico, se non in alcuni casi nell’ambito psichiatrico: l’assunta superiorità morale di chi si professa vegano o vegetariano, rispetto a chi perpetua l’archetipo antropologico dell’uomo onnivoro e quindi avvezzo anche o soprattutto al consumo di carne. Si possono individuare due tipologie di argomentazioni da parte dei paladini della frutta e verdura: 1) la carne fa male ed è meglio privarsene, 2) gli animali non vanno utilizzati a fini di sfruttamento e allevamento e soprattutto non devono essere uccisi e mangiati. Che il troppo stroppi è un dato di fatto ed è da decenni che medici e nutrizionisti di tutto il mondo premono perché venga sostituita la dieta odierna ed occidentale (leggasi consumistica) con una dieta più equilibrata e salutare dove però compaia anche la carne; che però si metta in pericolo la vita di una bambina di 2 anni per la convinzione personale di essere superiori moralmente è inammissibile. Quest’atteggiamento, alle volte , può portare persino alla morte: basti pensare ai due bambini deceduti per difterite (malattia debellata da decenni grazie al vaccino in tutta Europa) in Spagna ed in Belgio perché i genitori erano convinti detrattori dei vaccini. E’ chiaro che si sta parlando di due cose diverse, ma sicuramente possiamo trovare un filo comune rappresentato dalla pretesa che il proprio essere e le proprie convinzioni personali possano e debbano influire sulla vita di un lattante; che la ragione sia solo da una parte – la propria- a discapito del buon senso o di ciò che possano affermare gli esperti in materia.

Essere genitori, e quindi responsabili dei propri figli, è un dovere e come tale viene prima di qualsiasi presunto diritto sul poter mangiare quel che si voglia, ma soprattutto non prevede che un soggetto con fabbisogni nutrizionali particolari (come un bambino) debba adeguarsi alle scelte ideologiche dei genitori. Infine il buonsenso predisporrebbe che il bambino, una volta cresciuto, debba essere istruito sui pericoli di una dieta poco equilibrata. Dopodiché, solo dopo essere stato informato sul tutto, potrà scegliere liberamente quale dieta abbracciare.

Andrea Coppola

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3 Commenti

  1. Ho molto, ma molto più rispetto di un animale che di un animalista. Il cacciatore tradizionale ha un concetto religioso degli animali, perché gli animali sono al centro della sua vita, biologica e spirituale. La natura chiede conoscenza profonda, soprattutto esperienza, non emozioni dozzinali da cartone animato tipo Bamby.

  2. Proteggere la natura, e l’ambiente in cui si vive, è il dovere di ogni Uomo, per cui… “Salva una pianta… ‘mangia’ un vegano”!

  3. Articolo equilibrato direi. Riguardo ai commenti, devo dire che per fortuna non tutti la pensano così nell’area della destra identitaria, vedi esempi come La Foresta che Avanza che difende gli animali e l’ambiente.

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