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Vicenza, 23 lug – Si è svegliato dal coma urlando, pensando di poter ancora difendere l’amica Marianna Sandonà, uccisa dal suo ex Luigi Segnini. Paolo Zorzi, amico della vittima, venerdì scorso si è finalmente risvegliato dal coma farmacologico indotto dai dottori dopo essere stato accoltellato da Segnini, proprio mentre difendeva Marianna. E adesso, da testimone chiave del delitto avvenuto l’8 giugno scorso, sta raccontando tutto agli inquirenti.

La ricostruzione

La sera della tragedia Zorzi, 45 anni, di Padova, aveva accompagnato l’amica Marianna, 43, ad un incontro con l’ex di lei, il camionista vicentino Luigi Segnini. I rapporti tra i due erano molto difficili tanto che la vittima avrebbe chiesto a Zorzi di “scortarla”. La Sandonà aveva con sé una lista di oggetti da restituire all’ex convivente, trafitta poi con un coltello alcuni istanti prima dell’aggressione. Secondo il racconto del 45enne, Segnini prima avrebbe massacrato la donna con 19 coltellate, e poi si sarebbe scagliato contro l’amico di lei con due fendenti, di cui uno al polmone. “E’ sceso dall’auto con il coltello, gridando come un pazzo”, ha raccontato l’uomo una volta sveglio. Segnini, dopo l’aggressione, ha tentato il suicidio dopo l’aggressione e ora si trova in carcere.

Sulla via della guarigione

Dopo aver passato un mese in coma farmacologico ed essere stato sottoposto a due interventi chirurgici, Zorzi è sulla via della guarigione, anche se non riesce a darsi pace per non essere riuscito a difendere Marianna. Sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti anche i telefonini di vittima e assassino, c’è infatti la possibilità che la donna abbia registrato parte della scena.

Cristina Gauri

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