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Discriminazione territoriale: c’era una volta il buon senso

by Federico Rapini
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1314RomaSampdoria_fototifo_03_afRoma, 18 feb – Tifo, dal greco “typhos”, essere in uno stato delirante. Ma sono veramente i tifosi a delirare, nel 2014? O lo sono i cavalieri del politicamente corretto e gli indottrinatori del pensiero unico?

Domanda che sorge spontanea analizzando le misure restrittive che l’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive ha adottato negli ultimi anni: trasferte vietate, in base a non si sa quali dati rilevati da qualche efficiente dipendente di questo organo e settori chiusi per la ormai nota “discriminazione territoriale”.

Avete presente i cori da stadio che cantavate nel pullman mentre andavate in gita in qualche città italiana? Proprio quelli.

Cori da stadio che hanno decenni di storia, che hanno generazioni di persone (perché i tifosi sono comunque persone) che li hanno cantati.

E oggi cosa salta fuori? Che qualche napoletano dovrebbe risentirsi perché gli viene detto che puzza. Oppure qualche romano dovrebbe mettersi a piangere se gli viene ricordato che Nerone bruciò Roma. Senza dimenticare i milanesi che dovrebbero andare su tutte le furie qualora gli venisse cantato che quelle della città della moda, sono tutte donne dai facili costumi.

E allora, l’Osservatorio si erige a paladino della giustizia e dei sentimenti campanilisti, facendo cosa? Chiudendo i settori da cui partono tali cori. Ovvero le curve.

L’ultimo triste esempio è quello di domenica sera a Roma, dove sono state chiuse entrambe le curve per la partita tra Roma e Sampdoria a causa dei cori “anti-Napoli” cantati nella partita di coppa Italia tra i giallorossi e la squadra partenopea.

Ma proprio domenica sera è arrivata una delle risposte più belle e intelligenti. I tifosi presenti nei settori lasciati aperti, e che solitamente sono frequentati da famiglie o almeno i tifosi “meno caldi”, hanno intonato gli stessi cori per cui la Curva Sud e la Curva Nord sono state squalificate.

E adesso? Verrà squalificato tutto lo stadio Olimpico? E James Pallotta dove vedrà la “sua” Roma? Idem tutti quei politici che siedono in tribuna autorità non pagando e con l’auto blu che aspetta il termine dei 90 minuti per riportali a casa.

Ma bisogna ricordare anche altri eventi. Oltre alle curve della Roma anche le curve della Lazio, dell’Inter, del Verona, del Milan, della Juve e di molte altre squadre sono state squalificate, per la stessa motivazione e per la ancora più temuta “discriminazione razziale”.

Eh già. I famosi “buuu” razzisti, gli ululati a discapito di giocatori di colore.

Molti hanno protestato, affermando che anche tutto ciò è presente negli stadi da decenni e che rappresenta solo un modo per infastidire un giocatore avversario particolarmente abile, come nel caso, ormai quotidiano di Mario Balotelli, il quale, invece di gettare acqua sul fuoco, fa la vittima alimentando le critiche nei suoi confronti per il suo comportamento da “bambino ribelle con i soldi di papà”.

Ma anche qui, inesorabile è arrivata a colpire la spada del giudice sportivo, che ha sanzionato con salatissime multe le società, per responsabilità oggettiva, e in altri casi ha squalificato settori o stadi interi.

Ma altrettante molte persone si sono chieste “e i poveri giocatori senza capelli?”

Infatti perché non vengono sanzionati tutti quelli che al povero Michael Bradley, urlavano “pelato di m—a”?

Per non parlare della grave discriminazione che avviene tutte le domeniche ai danni di Sebastian Giovinco reo di essere troppo basso.

Ma il fantasista juventino ha risposto con un sorriso, ad esempio, ad alcuni tifosi in trasferta allo “Juventus Stadium” che lo prendevano in giro per la sua bassa statura invitandolo ad “alzarsi in piedi”. Sorriso che vale più di mille parole, in quanto ha mostrato come i giocatori in campo capiscano cosa vogliano dire i cori che gli vengono rivolti dalle tribune: semplici sfottò che non hanno nulla di razzista.

Basta essere un minimo elastici mentalmente.

Queste sanzioni stanno però portando a superare gli schemi di pensiero imposti dai media, i quali vogliono far credere che sia giusto questo sistema repressivo.

Qualcuno dica ai vari professoroni dell’Osservatorio&co. che un certo Montesquieu sosteneva a ragione che “le leggi inutili indeboliscono quelle necessarie”.

Sicuri, allora, che i veri deliranti sono i tifosi e non chi “fa le leggi”?

Federico Rapini

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