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Roma, 20 nov – “Il dl Sicurezza serve al Paese e passerà entro il 3 dicembre o salta tutto e mi rifiuto di pensare che qualcuno voglia tornare indietro”. Parola del ministro dell’Interno Matteo Salvini a margine della presentazione di un’iniziativa per la donazione di sangue nel piazzale del Viminale a Roma.
Un chiaro riferimento, quello del leader della Lega, alla fronda di 18 deputati del M5S che hanno chiesto di cambiare il decreto. I frondisti hanno inviato una lettera al loro capogruppo per protestare anche contro la totale assenza di dibattito interno, proponendo otto emendamenti che secondo loro migliorerebbero il testo. Si tratta in buona parte di esponenti non distanti dall’area politica di Alessandro Di Battista e vicini anche al presidente della Camera Roberto Fico, anima “sinistra” dei pentastellati.
“Andiamo d’amore e d’accordo. Non sono mai andato d’accordo con un politico come con Luigi Di Maio“, ha poi rassicurato tutti il vicepremier.
“Siamo tranquilli, stiamo mettendo sangue nelle arterie dei cittadini italiani salassati negli anni passati anche per colpa di scelte europee sbagliate e sono sicuro che l’Europa, i mercati, le agenzie di rating porteranno rispetto all’Italia che contribuisce con 5 miliardi di euro al bilancio dell’Unione”, ha aggiunto poi Salvini a proposito della manovra (su cui domani l’Ue emetterà il suo “verdetto”).
Dal canto suo, Luigi Di Maio cerca di serrare i ranghi: “Come capo politico devo assicurare la lealtà del Movimento a questo governo. Perché se dico una cosa all’inizio devo portarla avanti fino alla fine, è una questione di correttezza. Altrimenti, se ci rimangiamo in corso d’opera la parola data, poi non possiamo chiedere il rispetto degli accordi agli altri. Oltretutto – spiega ai microfoni di Radio Anch’io, su Radio Rai 1 -, essendo un decreto credo che non ci siano nemmeno i tempi per modificarlo e poi rimandarlo al Senato, perché si rischia che scadano i termini”.
Insomma, il 3 dicembre vedremo se Di Maio sarà stato in grado di tenere a bada i suoi o se si andrà allo scontro con la Lega. Perché Salvini non può cedere sul decreto, vera e propria bandiera per il suo elettorato.
Tra i cosiddetti scenaristi, pertanto, c’è chi non esclude che il governo gialloverde – come si suol dire – non arrivi a mangiare il panettone.
Adolfo Spezzaferro





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