Home » È il turno della Sea Eye a Napoli: le Ong fanno “collezione” di porti italiani

È il turno della Sea Eye a Napoli: le Ong fanno “collezione” di porti italiani

by Alberto Celletti
0 commento
collezione ong porti italiani

Roma, 7 feb – Una “prestigiosa collezione”, quella delle Ong. Per essere sarcastici, chiaramente. Collezione di porti, nella fattispecie, visto che il tema degli ultimi mesi sembra sia quello di aggiungerne sempre uno nuovo alla lista, a un elenco di approdi che, ormai, viene disseminato per tutte le coste italiane, anziché solo quelle estremamente meridionali come avveniva in passato.

Napoli, l’ultima conquista della “collezione” Ong

La collezione di porti delle Ong ieri sera si arricchisce di un nuovo pezzo: Napoli. La nave che vi attracca è la Sea Eye 4, con oltre 100 clandestini a bordo, come riporta l’Ansa. Nel frattempo non si perdono le vecchie abitudini, e la cara, “tradizionale” Pozzallo ne fa sbarcare altri 200, e neanche per mano delle Ong ma della Guardia Costiera. In poche ore oltre 300, ma ci sono stati e ci saranno momenti peggiori. Anche perché gli arrivi sono quotidiani, senza sosta. Quel che è peggio, in pieno inverno. Un inverno molto mite, verissimo: il che, certamente, rende il quadro ancora più drammatico.

Italia centrale e settentrionale: ormai tutte le coste sono in mano ai “salvatori”

Un tempo erano Lampedusa, Pozzallo. Magari Palermo o Brindisi. Qualche volta Cagliari. Si arrivava, certamente, anche in Calabria e in Puglia. Da mesi vengono fuori Livorno, Ancona, La Spezia, Civitavecchia. Adesso Napoli. Italia “meno meridionale”, centrale e settentrionale sotto attacco da un “esercito” di navi di sedicenti salvatori e ormai certificati traghettatori di merce umana. Viene quasi polemicamente da chiedere: cosa manca alla collezione? Venezia? Il decreto Piantedosi, finora, ha prodotto questo. Non che cambi molto, nella sostanza: invece di sbarcare esclusivamente a Sud, i clandestini lo fanno in tutta Italia. Il che, sì, aumenta i disagi anche per gli altri approdi ma sostanzialmente “anticipa” un movimento comunque destinato a verificarsi. Chiamiamolo, per ora, un leggero peggioramento di tempistica. Con degenerazioni però imprevedibili: si immagini cosa accadrebbe se i porti di tutta la Nazione diventassero tante piccole, nuove Lampedusa, ovvero luoghi in continua esplosione da anni. Anzi, forse è meglio non immaginarlo per non incupirsi troppo.

Alberto Celletti

You may also like

Commenta

Redazione

Chi Siamo

Il Primato Nazionale plurisettimanale online indipendente;

Newsletter

Iscriviti alla newsletter



© Copyright 2023 Il Primato Nazionale – Tutti i diritti riservati