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economyRoma, 30 mar – Le fanfare ufficiali suonano a festa la buona novella: l’Istat ha appena diffuso con un comunicato le nuove rilevazioni sulla fiducia delle imprese e dei consumatori, sulla base del valore 100 assegnato all’anno 2010.

Secondo l’Istat, l’indice composito del clima di fiducia dei consumatori aumenta a 110,9 da 107,7 di febbraio 2015. Anche l’indice composito del clima di fiducia delle imprese italiane (il cosiddetto “Iesi” o Istat economic sentiment indicator) mostra un deciso miglioramento, salendo a 103,0 da 97,5 di febbraio.

Per il clima di fiducia dei consumatori la componente economica aumenta in misura più consistente (a 144,8 da 138,1) rispetto a quella personale, che passa a 99,7 da 98,0.

I giudizi dei consumatori sull’attuale situazione economica del Paese migliorano (-57 da -71 il saldo) e in lieve aumento sono anche le attese future sull’economia (22 da 21). Il saldo dei giudizi sulla dinamica dei prezzi al consumo negli ultimi 12 mesi mostra un leggero miglioramento a -26 da -27 e quello delle attese per i prossimi 12 mesi conferma questa tendenza (a -28 da -33). Migliorano anche le aspettative sulla disoccupazione (a -3 da 10).

Riguardo le imprese, il miglioramento del clima di fiducia coinvolge tutti i principali settori: manifattura (a 103,7 da 100,5), costruzioni (a 116,0 da 108,5), servizi di mercato (a 108,1 da 100,4) e commercio al dettaglio (a 103,0 da 101,0),

Nelle imprese manifatturiere migliorano sia i giudizi sugli ordini (a -11 da -17), sia le attese di produzione (a 10 da 8); il saldo dei giudizi sulle scorte di magazzino passa a 3 da 4. Nelle costruzioni migliorano sia i giudizi sugli ordini e/o piani di costruzione, sia – seppur lievemente – le attese sull’occupazione (a -36 da -45 e a -11 da -12 i saldi).

Nelle imprese dei servizi migliorano i giudizi e le attese sugli ordini (a 2 da -1 e a 4 da -1, i rispettivi saldi) e le attese sull’andamento dell’economia in generale (a 17 da 2). Nel commercio al dettaglio peggiorano i giudizi sulle vendite correnti (a -5 da 1), mentre migliorano le attese sulle vendite future (a 28 da 19); in decumulo sono giudicate le giacenze di magazzino (a 7 da 10).

Fin qui, l’odierno comunicato dell’Istat che tuttavia, soltanto tre giorni fa, si esprimeva in modo molto diverso rispetto agli ultimi dati reali osservati nello scorso mese di gennaio. Nel comunicato del 27 marzo si legge infatti, tra l’altro, quanto segue.

A gennaio 2015 il fatturato dell’industria, al netto della stagionalità, diminuisce dell’1,6% rispetto a dicembre, registrando flessioni dello 0,9% sul mercato interno e del 3,1% su quello estero.

Nella media degli ultimi tre mesi, l’indice complessivo diminuisce dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti (-0,6% per il fatturato interno e +1,0% per quello estero). Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 20 contro i 21 di gennaio 2014), il fatturato totale diminuisce in termini tendenziali del 2,5%, con cali del 3,7% sul mercato interno e dello 0,3% su quello estero.

Se queste sono le premesse delle fiducia, significa che esiste una certa dissonanza tra le percezioni del pubblico e la realtà dei fatti.

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Correlazione tra consumi elettrici e Prodotto interno lordo su base trimestrale (dal 2010)

Oggi stesso sono però disponibili i dati sui consumi elettrici trimestrali, da gennaio a marzo 2015, che abbiamo utilizzato più volte su questo giornale per stimare anticipatamente proprio l’andamento del Pil, esistendo tra le due serie una forte correlazione, come evidente dalla figura a fianco.

Nel trimestre che si conclude domani (i consumi di ogni giorno sono stimati il giorno precedente) i consumi elettrici destagionalizzati sono aumentati quasi del 1,3% rispetto al trimestre precedente e dello 0,6% rispetto a un anno fa. Proiettati sui dati del Pil, questo risulta in aumento congiunturale – rispetto all’ultimo trimestre del 2014 – dello 0,4% e sempre in aumento ma soltanto dello 0,2% rispetto allo stesso trimestre del 2014. Considerando le incertezze di queste stime, è possibile affermare tranquillamente che il Pil è assolutamente fermo (figura seguente).

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Serie dei consumi elettrici e del Prodotto interno lordo su base trimestrale, con valutazione preliminare del Pil per il primo trimestre 2015 (cerchio rosso a destra)

Di più, considerando che la popolazione residente in Italia è in aumento tendenziale pari a poco più dello 0,4% all’anno, interamente a causa dell’immigrazione, la ricchezza pro-capite risulta sicuramente in diminuzione.

È quindi probabile che il balzo in avanti degli indici di fiducia delle imprese e dei consumatori, che diamo per buoni, sia almeno in parte il risultato dell’iniezione di liquidità (Qe) targata Banca centrale europea (Bce) cioè Mario Draghi, di cui si è scritto ripetutamente e approfonditamente su queste colonne, segnalando che il governatore della Bce ha previsto per l’Italia un punto in più di prodotto interno lordo (Pil).

Tuttavia, i mercati hanno già scontato nei mesi e nelle settimane passate gran parte delle aspettative sul Qe, un congegno per altro progettato ed eseguito su basi completamente estranee alle esigenze dell’economia reale, come spiegato più volte e anche recentemente su queste colonne.

Allora è lecito chiedersi: se questa è la ripresa e questi sono gli effetti delle grandi manovre europee, la recessione cos’è?

Francesco Meneguzzo

1 commento

  1. […] Una deflazione, quella relativa alle abitazioni, ben superiore, quindi, rispetto alla contrazione del prodotto interno lordo (Pil), che faceva segnare nel 2014 una diminuzione dello 0,4% rispetto al 2013, e una variazione nulla nell’ultimo trimestre ma che, se rapportato all’incremento della popolazione, quindi considerato in termini di Pil pro-capite, avrebbe registrato una flessione ben più ampia, come spiegato recentemente su queste colonne. […]

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