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Electrolux, ovvero del ricatto occupazionale

by Filippo Burla
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electroluxcgyRoma, 8 apr – Niente licenziamenti fino al 2017. Poi, si vedrà. Nulla di fatto, in sostanza, al tavolo del ministero dello Sviluppo Economico tenuto nella giornata di ieri e che ha visto partecipare, oltre al governo nella persona del ministro Federica Guidi, i rappresentanti sindacali e i vertici del colosso svedese degli elettrodomestici. Sotto il palazzo di via Molise, un presidio di circa 400 operai della multinazionale.

«Il nostro obiettivo è mantenere i siti e l’occupazione», aveva affermato il ministro Poletti, nell’occasione a Verona in visita al Vinitaly. Una posizione che mal si concilia con le richieste della società, che punta ad almeno 1.200 esuberi nei vari stabilimenti dislocati fra Porcia, Solaro, Susegana e Forlì. Il possibile incontro è stato parzialmente trovato nella decontribuzione dei contratti di solidarietà e nei nuovi investimenti che verranno attivati. Il secondo punto rimane a discrezione dell’azienda, con più di qualche dubbio dato che la parola “investimenti” è un ricettacolo estremamente ampio e stante che gli annunci (solo rinviati) di delocalizzazione mal si conciliano con degli interventi strutturali sugli stabilimenti produttivi. A far sorgere le maggiori preoccupazioni è invece il primo punto. I contratti di solidarietà sono infatti formule che permettono di ridurre ore lavorate e retribuzione conseguente. Si tratta di una sorta di affiancamento alla tradizionale cassa integrazione guadagni anche se, tuttavia, sono sempre più spesso anticamera all’effettiva riduzione dei posti di lavoro.

L’intesa non ha gambe solide, se è vero che avrà validità solo fino al 2017. Il tutto nell’ambito di una riduzione salariale che viene di fatto applicata, sia pur solo indirettamente. Una soluzione di comodo per Electrolux, che fra poco più di due anni potrà nuovamente spingere sulla minaccia dei licenziamenti. La proprietà dell’ex Zanussi non offre infatti alcuna garanzia sul mantenimento della forza lavoro, che in alcun modo -se non contraendo il monte salari a livelli insostenibili per un operaio italiano- può arrivare a competere con gli stipendi polacchi. Questo anche nel 2017, non solo oggi. Nel frattempo, l’azienda tenta di portare a casa una sostanziosa decontribuzione a spese dello Stato finanziata attraverso una misura che, non potendo essere precisamente diretta all’azienda in sé, dovrà delinearne i contorni in modo da aderire per quanto possibile precisamente al caso Electrolux. Un provvedimento “ad aziendam” che, se da una parte si rende necessario per evitare più di 1.000 licenziamenti tout court, dall’altra mostra una situazione di sudditanza da parte di un governo che, quando interviene, lo fa sempre con ritardo e senza alcuna visione né piglio decisionale. Manuale di (im)politica industriale.

Filippo Burla

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Italia poco attrattiva per l’estero: è proprio un male? | IL PRIMATO NAZIONALE 28 Maggio 2014 - 9:25

[…] le possibilità di poter concretamente assumere decisioni, nel senso più sovrano del termine. Il caso Electrolux è esemplificativo: la proprietà svedese ha posto il suo ricatto occupazionale minacciando il trasferimento e il […]

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