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Roma, 29 apr – Impossibile rispettare la distanza di un metro sui mezzi pubblici. Parola dei responsabili del trasporto pubblico locale, che hanno scritto una lettera al ministro dei Trasporti Paola De Micheli chiedendo di imporre soltanto l’uso delle mascherine per i passeggeri. Non è possibile soddisfare quindi i requisiti di distanziamento sociale richiesti dal governo giallofucsia per la fase 2 a bordo di metropolitane, bus e tram, visto che torneranno al lavoro 4,5 milioni di cittadini a partire dal 4 maggio. La lettera alla De Micheli è firmata dal presidente di Agens Arrigo Giana e quelo di Asstra Andrea Gibelli, rispettivamente anche direttore generale di Atm Milano e Ferrovie Nord Milano.

Il problema della distanza riguarda tutte le grandi città

E proprio in Lombardia il problema della gestione del trasporto pubblico in rispetto delle norme anti contagio è di proporzioni notevoli. Nella regione vivono 10 milioni di persone, il 17 per cento dell’intero Paese. Ci sono 420 abitanti per chilometro quadrato, il doppio della media italiana. Il 50 per cento degli addetti è impiegato nella sola provincia di Milano, che ha anche il 38 per cento di imprese. Ma – sottolineano Giana e Gibelli – il problema riguarda tutte le città. “C’è un limite fisico invalicabile. Il ragionamento vale per tutti, Roma, Genova, Napoli, Bologna, Firenze“. Quello che va scongiurato è l’effetto “ora di punta“.

“Meglio una multa per i passeggeri senza mascherina”

Le due associazioni delle società di trasporto – che rappresentano la quasi totalità delle aziende che operano nel settore pubblico locale, compresa Atac a Roma – esprimono “preoccupazioni in merito alla praticabilità di alcune misure previste”, come appunto quella del metro di distanza a bordo (e sulla banchina), che dovrebbe “lasciare il passo a un criterio incardinato sull’obbligo di utilizzo delle mascherine da parte degli utenti, rigorosamente applicato“. Magari, suggeriscono Agens e Asstra, con una “sanzione amministrativa pecuniaria” per chi non lo rispetta. Insomma, meglio una multa per i passeggeri che aumentare le corse tanto da far rispettare le norme di distanziamento sociale.

“Con distanziamento sociale capacità mezzi pubblici limitata al 30%”

“Il distanziamento ipotizzato di 1 metro per la fase 2 limita la capacità del sistema dei trasporti di persone al 25-30% del numero di passeggeri trasportati in condizioni di normalità”, spiegano infatti Giana e Gibelli. L’allarme riguarda anche gli inevitabili assembramenti alla fermata del bus o sulla banchina della metropolitana. Il limite imposto, sottolineano nella lettera, “riguarderebbe sia la capienza dei veicoli, sia quella dei luoghi di attesa dei mezzi, siano essi stazioni o fermate di superficie” e di conseguenza “l’offerta di trasporto sarebbe assolutamente insufficiente, anche a fronte di una domanda che, prevedibilmente, sarà inferiore rispetto alla situazione pre-emergenza Covid-19”. Con il rispetto delle distanze inoltre si otterrebbe l’effetto contrario, fanno presente Agens e Asstra: un “sovraffollamento a ridosso delle aree di attesa delle stazioni e alle fermate, con assembramenti non controllabili e pericolosi per la salute delle persone” oltre che “potenziali problemi di ordine pubblico“.

“Serve integrale ristoro minori ricavi e maggiori costi”

Un altro problema, sottolineano Giana e Gibelli, riguarda le casse delle società che stanno accusando il calo del numero di biglietti acquistati: “Qualunque sarà la scelta adottata – concludono i presidenti di Agens e Asstra – è essenziale garantire l’equilibrio economico-finanziario dei contratti assicurando l’integrale ristoro dei minori ricavi e dei maggiori costi gravanti sulle aziende”.

Ludovica Colli

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