Milano, 22 feb – Roberto Formigoni, ex presidente della Lombardia ed ex senatore di Forza Italia, è stato condannato in via definitiva a 5 anni e 10 mesi per corruzione nel processo per il crac delle fondazioni Maugeri e San Raffaele. Per lui è stato firmato l’ordine di carcerazione. Andrà nel carcere di Bollate.

Lo ha deciso la Cassazione, che ha respinto anche gli altri ricorsi dei coimputati. I giudici di piazza Cavour hanno abbassato la pena rispetto ai 7 anni e 6 mesi inflitti in appello perché hanno preso atto che una parte delle accuse, in particolare quelle relative al San Raffaele, erano prescritte. I magistrati hanno anche confermato la condanna a 7 anni 7 mesi per Costantino Passerino, ex direttore generale della Fondazione Maugeri, e a 3 anni e 4 mesi per l’imprenditore Carlo Farina.

La decisione della Suprema Corte è stata poi trasmessa alla procura generale di Milano per l’esecuzione della pena.
Per effetto della cosiddetta legge Spazzacorrotti, il reato di corruzione è stato inserito tra i cosiddetti reati “ostativi” che impediscono di chiedere misure alternative. Questo significa che Formigoni andrà in carcere.

Il sostituto pg Antonio Lamanna, titolare del fascicolo, ha emesso l’ordine di esecuzione della pena. Ordine che verrà immediatamente eseguito a meno che, come è probabile, l’ex governatore non si costituisca di sua sponte.

Il pg: “Attenuare la pena sarebbe calpestare la legge”

Il procuratore generale della Cassazione Luigi Birritteri, chiedendo la conferma della pena inflitta in appello a 7 anni e mezzo, durante la requisitoria aveva contestato un “imponente baratto corruttivo… tenuto conto del suo ruolo e con riferimento all’entità e alla mole della corruzione, che fanno ritenere difficile ipotizzare una vicenda di pari gravità”.

Il rappresentante dell’accusa aveva chiesto anche di non attenuare la pena per Formigoni ed evitare “che la legge possa essere calpestata con grida manzoniane”.

Per il magistrato la mole delle prove era “imponente” ed è stata “ulteriormente corroborata” dal concordato in appello di Daccò e Simone. L’ex numero uno del Pirellone è stato condannato sia in primo che in secondo grado con una pena più dura rispetto a quella inflitta dal Tribunale.

Un giro da milioni di euro

Secondo quanto hanno ricostruito dagli investigatori della Guardia di Finanza, tra il 2001 e il 2011, dalle casse della Fondazione Maugeri e del San Raffaele sono usciti rispettivamente 70 milioni e 8-9 milioni di euro. Un fiume di denaro che poi era stato spalmato suiconti di società “schermate” con sede all’estero, per poi tornare in Italia ed essere messi a disposizione di Formigoni e degli allora vertici della Regione Lombardia.

Adolfo Spezzaferro

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