Roma, 11 ott – Ora la Germania apre al debito comune Ue per affrontare la crisi energetica, come riporta l’Ansa.

Germania, sì al debito Ue per il gas

La seconda crisi di Bruxelles in appena tre anni potrebbe essere risolta da chi l’ha acutizzata, ovvero, nuovamente, Berlino. Come avvenuto in era Covid, quando il governo tedesco finanziò per più di mille miliardi di euro le misure di sostegno all’economia, in totale autonomia con i vincoli comunitari e poi concesse sostanzialmente appoggio all’idea di – limitati – interventi su base Ue, adesso potrebbe avvenire un processo grosso modo simile (con tutte le dovute differenze del caso). Anche adesso, infatti, si passa dal particolare al generale. Ed ecco che la Germania apre all’emissione del debito comune Ue per affrontare la crisi del gas, e probabilmente per evitarne una nuova crisi per Bruxelles.

A diffondere la notizia è Bloomberg, citando fonti vicine al governo tedesco. Da questo punto di vista, in effetti, sarebbe un vero e proprio dietrofront, successivamente alle critiche piovute contro Olaf Scholz e il suo piano di aiuti per 200 miliardi di euro: il cancelliere avrebbe segnalato la disponibilità a finanziare gli aiuti durante summit Ue di Praga la scorsa settimana.

Passo indietro tedesco

Il passo indietro di Berlino verrebbe fatto dopo le critiche agli aiuti programmati dal governo tedesco, che avrebbe messo in maggiore difficoltà proprio paesi come il nostro con margini di intervento più bassi. Il che ci dà comunque l’ennesima dimostrazione del profilo limitatissimo di Bruxelles nel poter affrontare in modo efficace le crisi. Per il presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, nel bilancio Ue, “le risorse e le flessibilità sono estremamente limitate. Il nostro bilancio non è stato concepito per affrontare sfide multiple”, ma “era stato concepito nel 2020 e molte sfide sono emerse solo successivamente”. Poi aggiunge: “Se vogliamo continuare a utilizzare il bilancio dell’Ue per dare delle risposte comuni alle sfide comuni dobbiamo fare una rivalutazione”. Si scrive così, ma si legge anche in un modo abbastanza chiaro: l’Ue non è concepita per affrontare le crisi e non ha mai dimostrato i mezzi per poterle contrastare seriamente.

Alberto Celletti

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