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Roma, 30 mar – Un attentato alla fermata Laurentina della metropolitana di Roma al termine del mese sacro di Ramadan era nei piani della cellula terroristica smantellata ieri tra Latina e Roma. La stessa cellula a cui faceva riferimento per trovare protezione Anis Amri, il terrorista dell’attentato ai mercatini di Natale di Berlino del 2016.
Il luogo deputato a discutere del piano era il Centro islamico di via Chiascio a Latina, dove sette tunisini nel 2015 si riunivano per mettere a punto l’attentato. Quattro di loro, insieme a un palestinese già detenuto a Rebibbia per traffico di stupefacenti, sono finiti in manette. Abitavano tra Napoli e Caserta. Uno di loro era il principale complice di Amri, e aveva il compito di procurargli documenti falsi per lasciare l’Italia. In totale, però, ci sono una ventina di indagati in tutta Italia, sospettati di appartenere alla stesa cellula terroristica del killer di Berlino, che aveva vissuto in Italia fino al 2 luglio 2015, prima di partire per la Germania.
Alcuni di loro sono già stati espulsi da quando sono cominciate le indagini in seguito all’attentato ai mercatini di Natale, perché ritenuti una minaccia per la sicurezza dello Stato. Tutti è partito dall’esame dei tabulati del cellulare di Amri. Gli altri complici sono stati fermati prima che entrassero in azione. “Si è evitato che dalla fase di radicalizzazione si sfociasse in un’attività terroristica”, ha dichiarato il pm Sergio Colaiocco della Procura di Roma che ha condotto l’indagine denominata Operazione Mosaico.

Proprio su Baazaoui Akram, 32enne tunisino, si sono concentrate le indagini. Ufficialmente venditore ambulante, di fatto contrabbandiere. Anche di documenti. Sarebbe lui il capo dell’associazione transnazionale che favoriva l’immigrazione clandestina procurando documenti falsi a chi voleva arrivare in Europa, usando il nostro territorio come transito. Akram risiedeva a Napoli e aveva stretti legami con gli ambienti radicalizzati e i soggetti a rischio residenti a Latina, e in questi giorni stava per lasciare l’Italia alla volta della Tunisia.
In particolare, poi, Akram, era in amicizia con il palestinese a cui è stato notificato l’arresto in carcere, che a suo volta era amico di un altro tunisino che con lui si lasciava andare a confidenze telefoniche, che sono state intercettate. I due parlavano di come “tagliare la gola e i genitali” agli infedeli. Napulsi si ritiene si sia auto addestrato su Internet. Sul suo tablet sono stati trovati 16 video di propaganda islamista presi da Youtube, le istruzioni sull’uso di carabine ad aria compressa e lanciarazzi del tipo Prg-7, e quelle su come modificare alcune armi in commercio. Anche lui, prima di essere arrestato per spaccio, stava cercando di acquistare un mezzo adatto a montare armi da guerra.
Anna Pedri
 

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