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Roma, 30 giu – Si è rivelato un vero e proprio bluff il bonus per le assunzioni dei giovani tra i 18 e  i 29 anni voluto e messo in campo lo scorso anno dal governo Letta. Erano 794 i milioni di euro messi a disposizione delle aziende, cifra che, nelle intenzioni del primo governo a guida Pd di questa legislatura, sarebbe dovuta servire a creare 100 mila posti lavoro tra il 2013 e il 2015. Secondo i dati forniti dall’Inps, invece, ad oggi le domande confermate erano ferme a poco più di 22 mila.

Per ogni giovane lavoratore assunto il bonus è di un terzo della retribuzione lorda fino a un tetto di 650 euro al mese per un massimo di 18 mesi (che diventano 12 se l’assunzione a tempo indeterminato è la consecuzione di un precedente contratto a termine).

Tutto questo evidentemente non basta a convincere le aziende ad aumentare il personale. Prudenza delle aziende che pare essere anche cresciuta negli ultimi mesi. Se difatti a metà ottobre 2013 le domande arrivate erano 11 mila e a metà dicembre 18 mila il numero delle richieste ha rallentato fortemente nei mesi successivi.

E così, ad un anno dalla fine del bonus, restano ancora circa 640 milioni di euro inutilizzati e circa 80 mila giovani assunti in meno rispetto alle previsioni. Per chi non si fa abbindolare dalla politica fatta con il marketing, nulla di nuovo sotto il sole, per tutti gli altri l’ennesima riprova che conferma di che pasta sono stati fatti gli ultimi tre governi (Monti, Letta, Renzi). Ci vorrebbe ben altro paradigma economico e tutt’altro atteggiamento nei confronti di Bruxelles per poter cambiare registro invertendo la spirale della disoccupazione, ma da questi “nuovi” e giovani volti del Partito Democratico arrivano solo promesse e insufficienti tentativi. Non è una sola condizione che può sbloccare la matassa dei problemi legati alla disoccupazione giovanile. Appare evidente che senza una congiunta azione che possa al contempo abbassare il carico fiscale nei confronti delle aziende, accelerare i tempi dei rimborsi dei debiti della Pubblica Amministrazione e disincagliare l’asfissiante credit crunch attuato dal sistema bancario, continueremo ad assistere a sterili misure, se non a mezzucci, venduti spettacolarmente come soluzione di tutti i problemi. Tempo al tempo e fra un anno sarà la volta dei flop degli attuali provvedimenti voluti dal governo Renzi.

Giuseppe Maneggio

 



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