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Roma, 6 ago – Il decreto Sicurezza bis è legge. Alla fine il voto di fiducia è passato con margini molto più ampi di quelli ipotizzati alla vigilia. La “fronda” dei ribelli pentastellati si è ridotta a soli cinque senatori, numero del tutto ininfluente sul voto finale. Il governo ha infatti incassato 160 “sì” a fronte di soli 57 “no” e 21 astenuti. Un successo pieno per Matteo Salvini che gongola: “Davvero un bel regalo nel giorno del compleanno della Madonna di Medjugorie”. Insieme alla maggioranza hanno votato anche i due senatori del Maie (italiani all’estero) mentre non hanno votato il decreto i rappresentanti della Südtiroler Volkspartei.

Per il “no” solo Pd, LeU e gli ex 5 Stelle

Il fronte del no alla fine ha visto solo il voto del Pd (con l’assenza pesante di Matteo Renzi), quello di LeU e degli ex 5 Stelle Paola Nugnes, Carlo Martelli e Gregorio De Falco. La decisione – scontata – del governo di porre il voto di fiducia sul decreto ha posto il Pd sulle barricate, con i senatori che urlavano “vergogna”, mentre l’ex presidente del Senato, Pietro Grasso, si è prodotto nella consueta analogia con il fascismo: “Un passo alla volta state trasformando il tempio della democrazia in quell’aula sorda e grigia, in quel bivacco di manipoli evocato in un periodo di cui alcuni, anche qui dentro provano nostalgia”. Il riferimento alla celebre frase di Mussolini è abbastanza palese.

Quorum sceso a soli 109 voti

Di fatto il raggiungimento del quorum da parte della maggioranza non è mai stato messo in discussione. I presenti erano 289, i votanti 238 e la maggioranza richiesta di appena 109. Questo perché con il nuovo regolamento gli astenuti non vengono contati nel quorum: in questo modo i 21 (quasi tutti di Fratelli d’Italia) hanno di fatto dato una mano al governo. Del resto il partito di Giorgia Meloni aveva già spiegato il significato dell’astensione: viene contestato il ricorso alla fiducia, ma il decreto Sicurezza bis nel suo insieme piace a Fdi.

Diversa la situazione di Forza Italia. Gli azzurri erano orientati sull’abbandono dell’aula. Poi ci hanno ripensato e hanno deciso di far mettere agli atti la “non partecipazione al voto“. Di fatto una decisione ininfluente stando ai numeri della votazione, ma che ha in realtà un significato politico. Decisi ad abbandonare l’aula sembravano soprattutto i senatori vicini a Toti, ormai in rotta con Berlusconi e sempre più in linea con Matteo Salvini e con il governo.

Davide Di Stefano

3 Commenti

  1. Veramente il grosso grasso kompagno col cervello montato al contrario come la boldra ha sbagliato la citazione di Ben ….

    “Avrei potuto fare di quest’ aula sorda e grigia , un bivacco di manipoli ”

    alludendo alla Marcia delle Camicie Nere del 28 ottobre , e della volontà degli squadristi di CHIUDERE il Regio Senato …..

  2. Qualcuno prova nostalgia… E te credo! Dopo quella frase, travisata, mostrificata e vituperata, l’ Italia ha avuto Legge, Ordine e Giustizia Sociale , ed anche, udite! Udite! LIBERTA’ per vent’ anni! I vincitori, veri pezzi di “galantuomini” , hanno mostrificato il vinto. Lo hanno reso un “freach”, un fenomeno da baraccone. Proprio come facevano nei secoli scorsi i padroni di certi “circhi”. Se non c’erano, o non trovavano “mostri”, li creavano. Un uomo normalissimo veniva sottoposto a “chirurgia estetica”. Gli veniva tagliata via, chesso’ , parte della faccia, regalandogli un sorriso tra il sinistro e il macabro. Dopodiché veniva chiuso in un gabbione ed esposto ad un volgo credulo & marionettistico. Per farci dei soldi, beninteso! “Guardate! Il MOSTRO! Quanto è brutto! Quanto è malvagio! È l’ immagine stessa del MALE ASSOLUTO!!!”. Questo è ciò che è stato fatto ad un’ ideale politico che è stato l’ unico a fare qualcosa per gli Italiani e a dare qualcosa agli Italiani. Per tutto il tempo in cui ha potuto governare.