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Lampedusa, 16 ago – E’ ancora stallo per la Open Arms, che rimane al largo di Lampedusa, nella zona di Cala Francese a poche centinaia di metri dal porto. Dopo il decreto del Tar che ha annullato il divieto di ingresso in acque italiane accogliendo il ricorso della Ong spagnola, l’imbarcazione ha fatto il suo ingresso in acque italiane.



Una ferita insanabile

Sulle vicende di Open Arms il governo si è spaccato irreversibilmente in due, con il muro M5S a favore dello sbarco che ha visto il rifiuto dei ministri Trenta e Toninelli di firmare il nuovo divieto di ingresso avanzato dal Viminale; contestualmente, nella giornata di ieri, il premier Conte ci ha “messo il sigillo” scrivendo una lettera, pubblicata a mezzo social, al ministro dell’Interno Matteo Salvini, chiedendogli di far sbarcare i passeggeri della nave e accusandolo pubblicamente di slealtà. Il leader del carroccio ha però confermato la sua volontà di tenere i porti chiusi alle organizzazioni non governative.

Altre persone trasbordate

Ieri sera però, altri nove immigrati sono stati fatti sbarcare: si tratta di cinque passeggeri in emergenza medica e dei loro familiari. Un’imbarcazione della Guardia di finanza le ha trasbordate per farle sbarcare sull’isola. Ora la Ong, che ancora attende l’autorizzazione per attraccare, va in pressing sul premier e chiede il permesso di sbarco immediato: “Cinque evacuazioni urgenti in 14 giorni. Cosa aspettano ad autorizzare sbarco di tutte le persone a bordo, che l’emergenza medica diventi insostenibile? Quanta crudeltà. #unportosicurosubito”.

Nel frattempo il governo spagnolo si risveglia dal proprio torpore comunicando la sua disponibilità a collaborare, ma se e solo se anche altri Paesi europei si faranno carico degli immigrati. “Il nostro Paese è disposto a partecipare a una ripartizione equilibrata dei migranti accolti sulla nave” hanno riferito da Madrid, spiegando che la Spagna sta lavorando congiuntamente con la Commissione Ue e altri Stati membri “per arrivare a una soluzione comune, europea, ordinata e solidale”.

Cristina Gauri



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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

3 Commenti

  1. puo’ darsi che il nostro S..uperbone abbia ridotto l’afflusso di irregolari nel nostro paese, puo’ darsi, non lo so .Ma una cosa è certa il nostro S…uperbone ha contribuito sicuramente al discredito totale del nostro paese , ha fatto dimostrazione che non abbiamo più alcuna sovranità nazionale e ancor meno un governo degno di questo nome. E’ un incapace et ,forse, utile solo a farci accettare “le grand remplacement” facendoci credere esattamente il contrario. .Aspettando un vero DUCE

  2. Crudeli dopo avere anche preso anche i finti minorenni? Non saremmo crudeli nemmeno se gli affondiamo la nave agli scafisti traghettatori di clandestini illegali dato che è un diritto degli italiani decidere chi deve entrare in casa propria. Ma c’è veramente qualcuno che pensa che gli africani non mettono in galera chi entra illegalmente nel proprio territorio? E per quale motivo noi non dovremmo fare lo stesso?

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