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Roma, 28 mar – Gli sbarchi di immigrati nei primi tre mesi del 2018 sono sensibilmente diminuiti, se confrontati con lo stesso periodo relativo al 2017. In un’intervista pubblicata oggi da La Stampa, il ministro Minniti ha specificato come non abbiano alcun senso gli appunti dei detrattori che ritengono sia un effetto stagionale: siamo in inverno e quindi il mare è spesso troppo mosso, presto riprenderanno ad aumentare gli arrivi. Per Minniti è “infantile dirlo” e la diminuzione è “frutto di un lavoro che non può essere banalizzato”. I dati poi parlano senz’altro chiaro e come si evince dai grafici pubblicati oggi dal ministero, dal 1 gennaio al 28 marzo di quest’anno il numero di migranti sbarcati in Italia è pari a 6.161 (di cui 4.399 provenienti dalla Libia), a fronte dei 23.145 del 2017 (stesso periodo appunto). In percentuale -73,38% rispetto allo scorso anno.
E’ stato dunque fatto un buon lavoro di contenimento da parte del governo? Difficile dirlo, perché andrebbero analizzate tutte le concause che hanno scatenato fino ad ora questa ondata di arrivi: dalla guerra in Libia al generale fenomeno delle Primavere arabe, dalle politiche delle porte aperte sin qui promosse da chi era al governo, ai messaggi lanciati dalle sirene che hanno fatto dell’immigrazione un business sotto gli occhi di tutti. Ci sono poi le conseguenze dei sommovimenti in atto nei paesi di origine africani, che oscillano continuamente tra assestamenti e spaccature sociali. Un’instabilità cronica che Italia e nazioni europee hanno saputo più aggravare che contenere. C’è poi il proficuo lavoro svolto negli ultimi mesi dalla Guardia Costiera Libica che ogni giorno salva e riporta in Libia centinaia di migranti. Guardando però attentamente i dati pubblicati oggi dal ministero dell’Interno e dall’International Organization for Migration, si evincono facilmente altri due fattori affatto trascurabili legati alla presenza nel Mediterraneo delle navi targate Ong.
I morti in mare nei primi tre mesi del 2018 sono stati 359 a fronte dei 727 dello stesso periodo relativo al 2017. Lo scorso anno erano particolarmente attive le imbarcazioni delle Ong che hanno sempre sostenuto di “salvare vite umane”, facendo di questo motto una sorta di mantra indiscutibile che nessuno poteva azzardarsi a mettere in discussione, pena l’inevitabile gogna mediatica e l’accusa di razzismo. Peccato che negli ultimi mesi le attività “salva migranti” di queste navi siano diminuite. Anzi, potremmo dire quasi scomparse, perché attraccate nei porti quando non bloccate per legge: si veda il caso della Iuventa sequestrata ad agosto. I dati pubblicati oggi quindi smentiscono la versione delle Ong: senza di loro si verificano meno morti, non viceversa. Allo stesso tempo, è altrettanto indiscutibile che senza la loro presenza nel Mediterraneo vi sono molti meno sbarchi. Che bizzarra casualità.
Eugenio Palazzini

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