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Roma, 29 mar – L’operazione antiterrorismo che ha smantellato la rete italiana di Anis Amri è solo la punta dell’iceberg del rischio terroristico in Italia. Le ultime operazioni della Digos lo dimostrano e l’innalzamento dell’allerta dovuto al periodo pasquale rende la situazione assai delicata.
Il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero De Raho è intervenuto questa mattina ai microfoni di “Radio anch’io”. Una puntata incentrata sulla minaccia jihadista in Italia, dopo l’arresto avvenuto ieri a Foggia di Abdel Rahman Mohy Mostafa Omar, 59enne cittadino italiano di origini egiziane e predicatore del centro islamico Al Dawa, che può essere considerato la prima madrasa, cioè la scuola coranica, italiana. Qui veniva messo in atto un sistematico lavaggio del cervello nei confronti dei più piccoli che due volte alla settimana seguivano le lezioni del predicatore, venivano indottrinati a sgozzare gli infedeli e ad abbracciare le ideologie dell’Isis.
De Raho spiega che sono almeno 50 i terroristi di cui avere paura. Si tratta di jihadisti e miliziani arrivati da noi con l’ondata di sbarchi. Il fatto che di queste persone si perda ogni traccia dopo lo sbarco, rende il monitoraggio delle loro attività assai complicato.
La notizia della cinquantina di jihadisti che circolano in Italia era stata riportata lo scorso gennaio dal quotidiano britannico The Guardian, il quale affermava che l’Interpol avrebbe fatto circolare una lista di 50 sospetti combattenti dello Stato Islamico che ritiene siano recentemente sbarcati in Italia. Un elenco che il segretariato generale dell’organizzazione di polizia internazionale inviò il 29 novembre al ministero degli Interni italiano, che successivamente lo ha distribuito alle agenzie nazionali antiterrorismo di tutta Europa. Si tratterebbe di cittadini tunisini, alcuni dei quali sono stati identificati dalle autorità quando sono sbarcati in Italia, e nel documento ci sarebbero i loro nomi, cognomi e date di nascita. Il Viminale, tuttavia, aveva smentito, del resto le elezioni erano vicine.
Ma il quadro, già di per sé a tinte fosche, peggiora se si legge quanto afferma Fausto Biloslavo sul Giornale. L’Italia sarebbe nel mirino di 70/80 terroristi pronti a colpire. “I sospetti perquisiti in varie città legati al caso Halili rientrano nel bacino più ampio di potenziali jihadisti con pericolosità minore, che sarebbero almeno 1000 sul territorio nazionale” scrive Biloslavo. E ancora: “In mezzo vanno calcolati i 264 estremisti islamici espulsi dal 2015 per «motivi si sicurezza nazionale». Dall’inizio dell’anno sono 28, una media di oltre due alla settimana. A questi numeri della minaccia jihadista nel nostro paese bisogna sommare i 375 radicalizzati in carcere, che prima o dopo escono”.
Anna Pedri
 
 

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3 Commenti

  1. Soltanto 50 anni fa’ tutto questo era impensabile!… Per la grande massa degli Italiani la feccia subumana di ogni sesso ed eta’ che siamo costretti a sciropparci quotidianamente oggi, era definita con la definizione più acconcia: INDESIDERABILI! I danni che questa sinistra sconcia e sudicia ha fatto su tutti noi sono incalcolabili! E, nonostante questo, esistono ancora almeno 20/25 Italiani su 100 disposti a votarli! Buona fortuna, Italia!

  2. noi siamo a rischio attentati terroristici solo e soltanto nella misura in cui qualche musulmano non arrivi a comprendere come il nostro Paese sia una eccezionale regalo all’ISIS: una vera e propria porta d’accesso alla UE per chiunque voglia entrare SENZA DOCUMENTI da qualunque Paese ad altissimo rischio,come il Pakistan ad esempio,senza problema alcuno.
    il punto è che il “cranio” (diciamo QI) di questi soggetti è quello che è, e quindi se tanto mi da tanto…

  3. il problema è che, con la taqiya, la dissimulazione, non si sa chi sia il vero cattivo, perché tanti, come dimostrano i fatti, fingono moderatismo, anche solo a parole, o di condurre una vita da cittadini normali…

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