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Trieste, 19 set – La linea dura dei porti chiusi adottata dal governo italiano ha sbarrato la strada alle navi delle Ong e agli scafisti nel Mediterraneo. Ma, non, come abbiamo visto, alle piccole imbarcazioni che, passando per le acque maltesi, sbarcano il loro prezioso carico a Lampedusa.
Tuttavia, se il grosso delle vie del mare è stato bloccato, proprio a causa di questo sbarramento si è riaperta la rotta balcanica, quella di terra, con migliaia di immigrati pronti a essere condotti fino ai nostri confini.
Ebbene, in ragione di questa riapertura della rotta balcanica, il governo italiano ha intensificato i pattugliamenti lungo i confini orientali. A Pesek, dove nei giorni scorsi sono stati arrestati diversi passeur che cercavano di far passare clandestinamente il confine a numerosi immigrati, gli agenti pattugliano i valichi sul confine tra Friuli e Slovenia dove spesso scovano clandestini intenzionati a passare in Italia.
Stiamo parlando di 232 chilometri di frontiera orientale. Difficile quindi riuscire a bloccare tutti. Ma da parte del governo c’è l’intenzione di provarci. Anche perché i numeri parlano chiaro: le varie organizzazioni umanitarie al confine tra Bosnia e Croazia riportano di migliaia di immigrati pronti a raggiungere l’Ue clandestinamente.
Dal canto loro, il ministro dell’Interno Matteo Salvini e il governatore del Friuli Venezia Giulia, il leghista Massimiliano Fedriga, hanno varato un piano per intensificare i pattugliamenti e sbarrare la strada ai trafficanti di esseri umani intenzionati a passare dalla Slovenia.
Come riporta Il Giornale, i servizi straordinari fino ad adesso hanno riguardato la provincia di Trieste. Partiti il 24 agosto in “rodaggio”, dal 10 settembre sono diventati permanenti. Nel dettaglio, sono rinforzi stabiliti dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza con l’invio di due equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine di Padova e due equipaggi del Reparto Mobile di Padova. Obiettivo incrementare le pattuglie, fino a venti agenti.
I pattugliamenti sono quotidiani, nelle fasce orarie 8-14 e 14-20 e riguardano l’area cosiddetta di “retrovalico”. E i poliziotti inviati da Padova a Trieste su ordine del Viminale rimpolpano i controlli già in atto previsti 24 ore su 24 per sette giorni su sette effettuati dalla polizia di frontiera. In aggiunta, c’è l’opera del corpo forestale dello Stato, con 23 effettivi impiegati per “segnalare presenze anomale sul territorio e comunicare in tempo reale con le forze dell’ordine”.
Pattugliare le frontiere ha già dato qualche risultato. Dai dati relativi al periodo 9-31 luglio, nel territorio di competenza della questura di Trieste sono stati rintracciati 211 clandestini (tra cui 21 minori), in prevalenza pakistani e afghani. Poi sono stati espulsi 13 stranieri, riammessi in Slovenia 24 clandestini e arrestati 4 immigrati per “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. In una di queste operazioni la polizia ha pure requisito la vettura su cui viaggiavano passeur e irregolari. Infine 99 profughi si sono presentati spontaneamente in questura per chiedere asilo.
E nella provincia di Gorizia i risultati sono stati anche migliori. Gli agenti, sempre a luglio, hanno identificato 5.119 persone, hanno individuato nove immigrati senza documenti, controllato 2.651 veicoli, sequestrato droga, effettuato 224 posti di controllo e denunciato a piede libero 33 persone.
Le unità interessate nei pattugliamenti si avvalgono delle più moderne tecnologie per monitorare il transito di mezzi e persone a ridosso della fascia confinaria, attraverso una lettura automatica delle targhe e più rapidi controlli nelle banche dati del ministero dell’Interno.
I confini vanno protetti. Oggi dall’invasione dei clandestini. Ieri da quella degli imperi centrali. E proprio in occasione del centenario della vittoria italiana della Grande Guerra, il 3 novembre CasaPound Italia sfilerà in u corteo nazionale a Trieste. Per onorare la vittoria e difendere, oggi e sempre, i confini.
Adolfo Spezzaferro

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