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Roma, 19 set – E’ scontro in commissione di Vigilanza Rai durante il dibattito per l’esame della risoluzione di maggioranza per riproporre Marcello Foa presidente. Volano gli stracci con accuse da ambo le parti: Francesco Verducci (Pd) ha accusato la maggioranza di mercimonio sulla Rai. Accusa che Giorgio Mulè (Forza Italia) ha respinto al mittente definendo il linguaggio dell’esponente dem grave e indegno. Daniela Santanché (Fratelli d’Italia) è andata oltre, parlando di occupazione militare della Rai da parte di Renzi e di linguaggio ricattatorio da parte del Pd a proposito della sollecitazione rivolta dal partito ai consiglieri circa la responsabilità e le conseguenze giuridiche di un Foa-bis. Anche Gianluigi Paragone (Lega) ha bollato le parole dei dem cone “inutili minacce”.
A scatenare lo scontro, il presidente Alberto Barachini (Fi) che ha sostenuto in apertura di seduta l’ammissibilità “indubbia” della riproposizione di Foa a presidente della Rai elencando, a sostegno di questa tesi, i precedenti in materia, alcuni dei quali figurano anche nel parere depositato dalla Lega ieri in Vigilanza.
“Se siete certi che la riproposizione di Foa sia ammissibile, allora questa risoluzione non ha altra ragione di essere che la volontà di coprire le spalle al Cda della Rai che, invece, non vuole esporsi – ha detto Davide Faraone (Pd) – Noi continueremo a portare avanti la nostra contrarietà legale e politica e non capisco davvero perché vi siate intestarditi con Foa a tal punto da volerlo eleggere a colpi di maggioranza. Di fatto volete che di questo si assuma la responsabilità questa commissione e così facendo esponete noi commissari a rischi e responsabilità che può assumersi benissimo il consiglio di amministrazione della Rai”.
Anche il senatore dem Salvatore Margiotta si è soffermato sulle responsabilità dei consiglieri Rai. “I pareri legali” sul Foa bis “sono contrastanti – ha rilevato – e non è questa commissione a dover avere un ruolo giuridico-amministrativo. Stiamo, quindi, alla politica. Un fatto, però, è certo e cioè che i consiglieri di amministrazione Rai, che votassero in difformità rispetto alla legge, si assumerebbero responsabilità di tipo contabile serie”, ha detto, citando il caso Meocci e i risarcimenti importanti legati alla vicenda. Affermazioni, quelle di Meocci, che hanno scatenato la reazione dei 5 Stelle. “Inutile minacciare – ha scandito Paragone – parlando di azioni legali e risarcimenti. E’ sbagliato impaurire i consiglieri con situazioni del passato che non sono affatto sovrapponibili“.
Margiotta poi non ha mancato di riportare l’attenzione sulla questione dell’ingerenza politica sulla Rai: “Ci può anche stare bene che il presidente della Rai sia il frutto di un accordo tra Forza Italia e Lega. E prendiamo atto della sudditanza della Rai alla politica. Quella in corso è una intromissione gravissima che, per carità – ha ammesso – c’è già stata in passato, ma allora non si voglia far credere che ora le cose sono cambiate. Siamo piuttosto al capovolgimento del paradigma che avviene per opera del partito di Fico”. Risposta immediata di Paragone: “Ci sta che l’opposizione faccia la sua parte ma mi infastidisce far passare l’idea di accordi segreti o patti che noi staremmo ingoiando. La presidenza della Rai non è merce di scambio. Più che coprire le spalle ai consiglieri – ha voluto rimarcare – noi vogliamo rimettere al centro il consiglio che è libero di fare le sue scelte”. Quanto ai pareri legali depositati, secondo Paragone, sono “tutti terzi e solidi e non vi è univocità di interpretazione”.
Negano “trattative e accordi sulla spartizione dei posti in Rai” anche gli altri 5 Stelle. Per Alberto Airola “non è sicuramente con un incontro che la Rai è stata inquinata per decenni dalla politica”.
Alla fine, Barachini ha sospeso i lavori convocando per le 20 di oggi una nuova riunione così da concludere i lavori con le dichiarazioni finali e l’espressione del voto sul complesso della risoluzione. Stamattina sono stati votati gli emendamenti, con un voto positivo per quello proposto da Mulè, che impegna il consigliere Rai che sarà indicato dal Cda alla presidenza a farsi audire dalla Commissione di Vigilanza prima che questa esprima il parere su di lui. Approvato anche l’emendamento che impone al Cda di nominare il presidente entro e non oltre il 26 settembre prossimo.
Dal canto suo, il Pd ha già detto che se passerà la mozione, è pronto a presentare ben quattro ricorsi in altrettanti sedi legali per bloccare per “motivi di incostituzionalità” la ricandidatura di chi è già stato bocciato dal Parlamento.

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