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Roma, 3 ago – Optsat 3000 è in orbita. Dalle 3,58 del 2 agosto, il nuovo satellite spia italiano ci osserva dall’alto. Questo gioiello di tecnologia italiana, dal costo stimato 250 milioni, in parte finanziati dalla Difesa, in parte dal ministero della Ricerca e dall’Asi, è stato lanciato da un vettore europeo Vega dalla base della Guyana Francese di Kouru. Benché utilizzabile anche per scopi civili in emergenza, Optsat 3000 sarà usato prevalentemente per le esigenze della Difesa. Il satellite – quattrocento chili, 4,5 metri di lunghezza – può scrutare ogni angolo del nostro pianeta sempre nelle medesime condizioni, distinguendo particolari ben al di sotto delle dimensioni del metro. Il tutto grazie al visore ottico Jupiter, che da solo costa 40 milioni e riesce a cogliere dettagli di 38 centimetri in qualunque continente. Il satellite è stato costruito su incarico del Ministero della Difesa da Israel Aerospace Industries, che lo ha realizzato nell’ambito di un accordo di cooperazione internazionale tra Italia e Israele e scambio di tecnologie, e OHB Italia.



Telespazio, partecipata dall’italiana Leonardo al 67% e dalla francese Thales al 33%, ha gestito come prime contractor la commessa e ora gestirà gran parte del segmento a Terra, ricezione e trattamento delle immagini in special modo. Non si tratta del nostro primo satellite spia in orbita: ne abbiamo già quattro, i Cosmo Skymed, con un sistema radar che scruta attraverso le nuvole e in certi casi riesce pure a vedere sotto il terreno. E ne sono stati ordinati altri due di ultima generazione, che saranno operativi dal prossimo anno. Optsat 3000 sarà a pieno regime solo a dicembre e si presume durerà almeno 7 anni. Cosa ci faremo è top secret, almeno per quel che riguarda gli usi militari. Si sa, però, che i satelliti italiani sono stati i migliori nel carpire notizie sulle attività segrete della Corea del Nord, tanto che la stessa Cia ha attinto a tali informazioni. Situazione più complessa sul fronte francese.

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Scrive a tal proposito Repubblica: “Le industrie spaziali di Roma e Parigi sono incastonate. I nostri satelliti vengono prodotti da una società di cui Leonardo-Finmeccanica possiede solo il 33 per cento mentre il resto è di Thales, controllata dal governo francese. Rapporti inversi invece nell’azionariato di Telespazio, che gestisce l’attività degli apparati. Noi siamo entrati nel programma Helios, nato Oltralpe, ottenendo con una spesa annuale di 4 milioni e mezzo le immagini catturate da altri due vedette orbitanti. Poi nel 2001 era stata sancita la grande alleanza dello spazio: noi avremmo condiviso con i francesi le scansioni radar degli Skymed, loro ci avrebbero dato le foto dei sensori ottici dei loro Pléaides. La collaborazione però sarebbe entrata in crisi durante l’intervento in Libia del 2011: le riprese dei satelliti erano fondamentali per decidere i bersagli da colpire e ogni paese avrebbe sostenuto le sue priorità, quasi sempre discordanti”. Optsar 3000 dovrebbe permetterci di ottenere informazioni in modo autonomo, senza passare dalla Francia. Anche se, a fronte di una mancanza di volontà politica nei confronti della sovranità nazionale, non c’è satellite che tenga.

Roberto Derta

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