Roma, 27 ago – L’“inciucione” M5S-Pd sta sempre più prendendo forma: il “governo della poltrona“, che dovrebbe nascere con il placet del Presidente Mattarella per impedire agli italiani di tornare alle urne, è quasi pronto (manca l’ufficialità da parte dei dem sul Conte bis e la spartizione dei ministeri). Ieri, in vista delle consultazioni al Quirinale che iniziano oggi, c’è stato un lungo incontro (quattro ore) a Palazzo Chigi tra le delegazioni del Pd e del M5S per spartirsi le poltrone. Lo annunciano fonti dem che precisano: “Siamo al lavoro, ma c’è ancora molto da fare su contenuti e programmi. E non c’è ancora il via libera a Conte. La strada è in salita, differenza di vedute sulla manovra“. A stretto giro di posta arriva la replica dei 5 Stelle: “E’ un momento delicato e chiediamo responsabilità ma la pazienza ha un limite. L’Italia non può aspettare, servono certezze. Il Pd ha parlato solo di ministeri, non di programmi”. Il nodo da sciogliere resta quindi il nome del premier: “Aspettiamo la posizione ufficiale del Pd sul Conte bis. Non c’è chiarezza finora. I dem lo dicano chiaramente, Conte merita rispetto”, lamentano i pentastellati.
La trattativa per l'”inciucione” prosegue questa mattina alle 11 anche per trovare la quadra sul programma di governo, a partire da legge di Bilancio, giustizia e decreti sicurezza.

“Zingaretti non entrerà nel governo”

All’incontro di ieri, oltre al segretario Nicola Zingaretti con Andrea Orlando per il Pd, per il Movimento 5 Stelle erano presenti il capo politico Luigi Di Maio e il premier dimissionario Giuseppe Conte, rientrato dal G7 Biarritz. A quanto pare, nel vertice a Palazzo Chigi non si è parlato di nessun nome. “E Nicola Zingaretti non entrerà nel governo M5S-Pd, resta alla Regione Lazio“.

Resta in attesa quindi il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che aveva chiesto una risposta dai partiti entro le 19 di ieri. Dem e 5 Stelle hanno ancora tempo per accordarsi sulle poltrone (saliranno al Colle domani) altrimenti – il Quirinale è stato chiaro – governo di garanzia e tutti al voto. A novembre.

Adolfo Spezzaferro

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