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Roma, 23 ago – Mentre M5S e Pd lavorano all’intesa per dar vita al “governo della poltrona” in modo che sia credibile agli occhi di Mattarella, che ha avvertito le parti che in caso di accordicchio dal respiro corto sarà costretto obtorto collo a sciogliere le Camere, si scatena il totonomi dell’eventuale esecutivo dem-stellato. Un governo che salvi le poltrone di chi non verrebbe rieletto se si tornasse al voto è a maggior ragione incentrato su chi deve andare a fare cosa, a partire dal premier. Va da sé che i 5 Stelle (primo partito in questo Parlamento pre-boom della Lega, oggi non più rappresentativo della volontà popolare) vorranno piazzare un loro nome sullo scranno più alto di Palazzo Chigi. Ma la vera battaglia è sui ministeri-chiave. E purtroppo, a tal proposito, ne abbiamo lette di aberrazioni che metterebbero seriamente a rischio la tenuta della democrazia in questo Paese. Ma andiamo per ordine.

Chi sarà premier?

Posto che un governo politico dovrebbe avere un presidente del Consiglio politico e non un tecnico o una figura istituzionale, Luigi Di Maio sarebbe il premier perfetto per i 5 Stelle. Il “compagno” Roberto Fico quello per i dem. Ma il capo politico del M5S non sarebbe gradito al Pd, che chiede discontinuità con il governo gialloverde, nei programmi e nei nomi. E quello del presidente della Camera, il pentastellato più a sinistra di tutti, non è gradito da Di Maio. L’ex premier Giuseppe Conte non è ben visto dai dem per i motivi di cui sopra e appare “dimenticato” dai 5 Stelle. In alternativa a un politico, in questi giorni è spuntato il nome di Marta Cartabia, vicepresidente della Corte Costituzionale molto vicina a Mattarella e Napolitano. La suggestione ruota attorna al fatto che sarebbe il primo premier donna. Il pericolo è che suggellerebbe il patto tra sinistra, “forcaioli” a 5 Stelle e toghe rosse in un governo pericolosamente spostato verso il potere (incontrastato) della magistratura. Tra gli altri nomi di peso sono stati fatti quelli di Raffaele Cantone, attuale presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, e quello di Mr. Spending Review Carlo Cottarelli, già incaricato da Mattarella nel 2018 di formare un nuovo governo tecnico provvisorio visto che M5S e Lega non trovavano la quadra. Tra i papabili ch’è anche Enrico Giovannini, già presidente dell’Istat e ministro del Lavoro sotto il governo Letta (2013), nonché presidente della commissione, incaricata dal governo Berlusconi prima e Monti poi, di tagliare gli stipendi dei parlamentari. Circola infine anche il nome di Paola Severino, vicepresidente della Luiss, primo ministro donna della Giustizia, che piace anche ai 5 Stelle.

Tra i ministri spunta Fiano all’Interno

Nella squadra di governo invece, circolano i nomi del capo della Polizia Franco Gabrielli (Interno), del procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri (Giustizia), dell’ex numero uno di Equitalia e Agenzia delle entrate Ernesto Ruffini (Fisco/Entrate), dell’europarlamentare dem Roberto Gualtieri (Affari Ue o Economia), della vicepresidente del Pd Anna Ascani (Cultura), dell’antifascista a tempo pieno Emanuele Fiano (Interno), dell’ex consigliere economico di Renzi e Gentiloni Luigi Marattin (Economia) e dello stesso Cantone.

Commissario Ue: in lizza Gentiloni e Enrico Letta

La nuova maggioranza deve sbrigarsi infine a indicare il nome del commissario Ue dell’Italia. Secondo fonti parlamentari si starebbe facendo strada l’ipotesi di indicare un ex premier, si fanno i nomi di Paolo Gentiloni e Enrico Letta. Nel totonomi resta, però, sempre il nome del premier dimissionario Giuseppe Conte, che però non può essere nominato dal governo uscente. C’è infine la soluzione del profilo tecnico, come quello di Elisabetta Belloni, Giampiero Massolo o dell’attuale ministro degli Esteri Moavero Milanesi.

Adolfo Spezzaferro

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