Roma, 20 ago – No, non siamo al sicuro. Il fatto che il terrorismo non sia ancora sbarcato nella nostra penisola non significa assolutamente niente, se non che nella (forse) casualità con cui le cellule colpiscono la ruota non si è ancora fermata sulla casella “Italia”. Ma l’impressione è che sia solo questione di tempo.

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I new jersey collocati all’ingresso della Galleria Vittorio Emanuele a Milano

L’Isis ha in proposito le idee molto chiare: stando a quanto si apprende dai vari canali mediatici utilizzati dal sedicente stato islamico, proprio l’Italia sarebbe il prossimo obiettivo delle milizie jihadiste. Dal Viminale minimizzano, spiegando che il livello di minaccia per il nostro Paese non sarebbe cambiato. Intanto, però, si innalzano le misure di sicurezza: maggiore sorveglianza nei luoghi sensibili e rafforzamento dei controlli nelle località più affollate. Spuntano così i new jersey perfino all’imbocco della Galleria Vittorio Emanuele a Milano. Per la serie “non cambieranno il nostro modo di vivere”.

Come si risponde alle minacce dell’Isis? L’esercito in strada deve essere un sovrappiù, quasi un orpello “propagandistico” dato che dall’esecutivo non sembrano aver capito bene di cosa si sta parlando. Il premier Paolo Gentiloni, infatti, rilancia sui temi dell’accoglienza indiscriminata e della cittadinanza a maglie larghe: “Non dobbiamo scegliere la politica della nostalgia o quella dei muri e della paura”, spiega, aggiungendo poco dopo che “lo ius soli è una conquista di civiltà e un modo per valorizzare e arricchire la nostra identità”. A Gentiloni evidentemente sfugge cos’è successo negli ultimi mesi, dove fra Parigi, Bruxelles, Nizza e Barcellona i terroristi erano, quando non direttamente immigrati, proprio “europei” – almeno sulla carta d’identità – di seconda generazione. L’Isis ci mette nel mirino e noi ci sbracciamo per farci vedere meglio.

Nicola Mattei

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