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Roma, 9 mag – E ora chi glielo dice, al ministro della Difesa Roberta Pinotti, che aveva tuonato contro la bandiera nazista esposta nella caserma dei carabinieri perché “chi espone una bandiera del Reich non può essere degno di far parte delle forze armate”. Niente da fare, il carabiniere non sarà punito e il fatto non sussiste, l’Arma ieri ha chiuso il caso, ritenendo che la bandiera della Kriegsmarine guglielmina non abbia nulla a che fare col nazionalsocialismo. E non si capisce il povero Otto von Bismarck cosa gli abbia fatto, a una Costituzione entrata in vigore 50 anni dopo la sua morte.



Finisce così l’odissea del giovane carabiniere che ai primi di dicembre venne beccato con una bandiera imperiale tedesca affissa nella sua camera, all’interno della caserma Baldissera che ospita il VI Battaglione carabinieri Toscana, a Firenze, non verrà cacciato dall’Arma. L’indagine interna finisce quindi in un assai prevedibile nulla di fatto, dopo che al militare era stata comminata una prima sanzione (tre giorni di consegna) ieri annullata. Quel drappo non ha nulla a che fare con il nazismo, quindi, anche se a caldo tutta la stampa italiana e metà dei politici (non solo di centrosinistra) si lasciarono sfuggire la dichiarazione indignata sulla bandiera nazista in caserma, con tanto di ovvio corollario sulle forze dell’ordine reazionarie e, quindi, para golpiste. Poi la mira venne corretta, passando dal terzo al secondo Reich, appunto, cioè, per capirci, da Adolf Hitler a Otto von Bismarck. Per la precisione, si trattava della bandiera della Kriegsmarine, la marina di guerra. bandiera nazista

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Che la questione, invero piuttosto semplice, risulti tuttora molto chiara lo testimonia il fatto che il Corriere della Sera, ieri, ha dato la notizia della fine dell’inchiesta parlando di drappo “asburgico” (ovviamente gli Asburgo con la Germania dell’Ottocento non c’entrano proprio niente). Fatta la gaffe, non restò che ripiegare su una strategia vagamente orwelliana: no, il nazismo non c’entra, ma la bandiera è utilizzata spesso in Germania da gruppi neonazisti. Ma, anche se fosse, qui non siamo in Germania, quindi il ragionamento che senso ha?

Il colonnello Raffaele Fedocci, accogliendo il ricorso del carabiniere ha quindi avuto buon gioco nel criticare “un giornalismo attuato con procedure più affini a quelle del rotocalco da gossip che a quelle di organi deputati alla cronaca”, come si legge negli stralci della decisione pubblicati sul sito del Giornale. Per l’Arma “l’articolista ricorre all’utilizzo di potenti strumenti di fotoriproduzione per carpire (…) in luogo militare” il vessillo “con il presumibile scopo di prospettare, riuscendovi, una notizia sensazionale”.

Adriano Scianca

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3 Commenti

  1. mi permetto modestamente un piccolo appunto al grandissimo Scianca:
    in realtà la Pinoti aveva (modificando il post più volte in corso d’opera,forse ignorando che la cronologia modifiche è verificabile su Fb) parlato di bandiera NAZIFASCISTA…
    L’unica consolazione è che quella signora (correggetemi se sbaglio) è una delle tante “sfanculate” alle elezioni e recuperate solo grazie al meccanismo-trucco del proporzionale come altri suoi tanti colleghi.

  2. Quantomeno i direttori delle testate giornalistiche che si sono accaniti sul caso del carabiniere con tanta veemenza dovrebbero fargli le loro scuse e ammettere di averlo sbattuto in prima pagina solo a titolo sensazionalistico per mera ignoranza . Ma sappiamo bene che ahimè ciò non avverrà…

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