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Roma, 9 mag – In attesa che il presidente della Repubblica si pronunci in merito al governo, la scena politica vede il Pd unico partito intenzionato a sostenere un esecutivo tecnico. Le altre formazioni sono pronte a bocciarlo in Aula. Pertanto, tra oggi e domani Mattarella darà l’incarico a un presidente del Consiglio che dovrà portare l’Italia al voto: luglio, o forse a ottobre. Anche se i 5 Stelle chiedono un decreto per tornare alla urne già a giugno. Intanto però a quanto pare continuano le trattative, tra veti incrociati e ultimatum fra Lega e Forza Italia su governo di tregua e alleanza col M5S. A tal proposito però ieri Silvio Berlusconi ha smentito “fermamente le indiscrezioni secondo le quali sarebbe pronto a dare un appoggio esterno ad un governo guidato da M5S e Lega”.
Dal canto loro, Lega e Movimento 5 Stelle di fatto sono già in campagna elettorale.
“Non esistono governi neutrali. L’unica eccezione che dico a Mattarella è che se voleva un governo che non aveva i numeri doveva mandare il mio… avrebbe avuto comunque numeri più ampi del suo esecutivo sostenuto solo dal Pd“. Così Matteo Salvini ai microfoni di Circo Massimo, su Radio Capital, contesta il modus operandi del capo dello Stato, il quale ha preferito non incaricare un politico (passaggio obbligato, peraltro, nella nostra repubblica parlamentare). “Serve un governo forte e determinato e che abbia il coraggio di dire no. Il centrodestra – sottolinea – ha il 42% dei seggi, io ho detto a Mattarella di darmi l’incarico, ma lui contestava il fatto che non ci fosse il 51% necessario. Ma qualsiasi governo neutrale, balneare o quel che è non li ha“.
Per quanto riguarda i 5 Stelle, il leader della Lega non ha dubbi: “Di Maio non penso novità ne abbia, ha girato tutti i forni che poteva e ormai il pane è finito. I ragionamenti in queste ore si fanno in Forza Italia, di cui capisco tutte le remore e i dubbi. Di certo non gioco per stare all’opposizione”. Il centrodestra non si spaccherà: “Noi e Forza Italia ci siamo presentati insieme, non cambio idea. Se c’è un accordo di tutti, e magari qualcuno accompagna con sostegno indiretto, ne parliamo. Ma non sarò io a frantumare le coalizioni“.
A proposito del toto-nomi per il premier del governo tecnico, Salvini taglia corto: “Belloni non la conosco, sarà la migliore persona del mondo, ma se è un’esponente ministeriale che ha ottimi rapporti con Bruxelles la trovate in sintonia con gli elettori che hanno scelto il cambiamento? Non è un problema di persone, ma di impostazione”. In tal senso, sostiene il capo politico della Lega, “non esiste un governo neutrale, non esistono giornalisti neutrali o arbitri infallibili. Occorre un governo politico e ci proverò fino all’ultimo“.
Si voti a giugno o dopo, serve un governo. Ma piuttosto che passare un’estate a discutere di doppio turno, tanto vale votare e fare un sacrificio subito”, spiega Salvini. E dopo aver ricordato alcune “scadenze fondamentali come la manovra, l’Iva, l’Alitalia, l’Ilva“, il leader della Lega ribadisce che “ci vuole un governo, il voto estivo non sarà facile ma credo sia il caso chiedere un sacrificio estivo e governare cinque anni”.
Intanto in casa Pd fanno sapere che alle prossime elezioni il candidato premier (da mandare al macello) “tendenzialmente sarà Gentiloni, specie se si voterà presto. Naturalmente non voglio tirare per la giacchetta il presidente Gentiloni”, a dirlo è stato Matteo Renzi in persona, ospite a DiMartedì. “Io trovo allucinante fare una campagna elettorale a Ferragosto, mi sembra una cosa folle. Si sono visti Di Maio e Salvini per decidere quando si vota, a quello che ricordo io lo decide il presidente della Repubblica…”. “Il presidente della Repubblica è lì, ha la pazienza di Giobbe – sottolinea Renzi – . Sono due mesi che chiede ‘mi portate uno straccio di governo? Un governo lo devo avere per mandarlo a Bruxelles, per eliminare le salvaguardie Iva’. Allora sarebbe buon senso anche per i promessi sposi, Salvini e Di Maio, che si mettessero di buzzo buono e al presidente della Repubblica che chiede uno sforzo non avessero il coraggio di dire no, perché è dare uno schiaffo alle istituzioni”. “Se io fossi andato da Fazio a dire che era il tempo di fare un accordo con i 5 Stelle avrebbero chiamato un’ambulanza. Siamo troppo lontani”. “La spallata a Di Maio? – conclude – non è la ripicca del passato, non sono gli insulti del passato, sono le cose da fare. C’è anche un minimo di coerenza e di dignità”.
Adolfo Spezzaferro



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