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Roma, 6 mar – La riforma della legittima difesa, il provvedimento bandiera della Lega, da sempre cavallo di battaglia di Matteo Salvini, sta per incassare il voto favorevole della Camera, per poi tornare al Senato il 26 marzo per l’ultima lettura.
Ma – come è noto – il M5S, alleato di governo, non condivide l’impostazione della riforma. Per non parlare di pentastellati “fichiani”, che non la voteranno proprio.

Di Maio: “Non ci entusiasma, problema sta nel messaggio”

“Sicuramente questa è una legge della Lega. Come quando si è votata la legge contro la corruzione voluta dal M5S non è che ci fosse tutto questo entusiasmo nella Lega. Allo stesso modo, quando si vota la legge sula legittima difesa, che è una legge che sta nel contratto e che per questo porteremo avanti perché noi siamo leali, non è che ci sia tutto questo entusiasmo nel M5S“. Lo ha detto il vicepremier Luigi Di Maio, intervistato da No stop news su Rtl 102.5.

La perplessità nel M5S – prosegue il ministro del Lavoro – “secondo me non è per quello che c’è scritto ma è perché se si comincia a dire che si possono utilizzare di più le armi, questo non è il mio modello di Paese. Non è la legge è il messaggio“.

“Il mio obiettivo – conclude Di Maio – è spiegare ai cittadini che la difesa personale va bene ma i cittadini devono essere difesi dalle leggi e dalle forze dell’ordine”.

I numeri in Parlamento

Nonostante una trentina di pentastellati “compagni” che osteggiano la riforma, la maggioranza in Aula non rischia, visto che al Lega e M5S si uniscono anche i voti di Forza Italia e Fratelli d’Italia.

Il via libera non è in discussione, nemmeno al Senato, anche se lì il margine dei gialloverdi è risicato e possibili defezioni potrebbero incidere pesantemente.

Il silenzio dei 5 Stelle

Per tutta la giornata di ieri alla Camera i 5 Stelle sono rimasti in “silenzio stampa”: nessun intervento, nessuna presa di posizione neanche di fronte ai ripetuti attacchi del Pd e di Forza Italia, che hanno messo in evidenza “l’imbarazzo” di fronte alle misure tanto volute dalla Lega.
Voi votate il provvedimento per legittima difesa, perché sennò ve e andate tutti a casa“, attacca FI.

In 30 disertano il voto

Sono una trentina i deputati M5S che non partecipano al voto pur non essendo in missione. Tra loro diversi esponenti della corrente che fa capo al presidente della Camera, il “compagno” Roberto Fico (anche lui assente, ma giustificato: è a Mosca), come Luigi Gallo. Tra gli assenti anche la neo presidente della commissione Giustizia, Francesca Businarolo, eletta al posto della dimissionaria Giulia Sarti, coinvolta dallo scandalo Rimborsopoli.

Pd: “Sovverte i valori costituzionali”

Il Pd boccia la riforma, perché “sovverte i valori costituzionali e propone un’idea arcaica di giustizia che diventa vendetta privata“.

“Sulla legittima difesa – dice il deputato dem Emanuele Fiano – si sta consumando alla Camera una doppia prova politica. La Lega testa la tenuta dei 5 Stelle su temi che in passato i grillini avrebbero considerato invotabili, e contemporaneamente Forza Italia prova a richiamare, su un tema che sente proprio, la Lega di Salvini all’antica alleanza di origine”.

“In entrambi i casi – ha aggiunto – le prove delle vecchie e nuove alleanze passano sopra il merito di quello che si sta approvando. Un insulto alla civiltà giuridica del nostro Paese che produrrà l’obbrobrio della ‘difesa sempre legittima’ in barba ai principi della discrezionalità dell’azione giudiziaria e del ruolo della magistratura”.

Gli articoli già approvati

L’articolo 1 è il principio cardine del provvedimento: “La difesa è sempre legittima“.
L’articolo 2 modifica il 55 del codice penale sull’eccesso colposo e inserisce tra le cause di non punibilità chi si è difeso in “stato di grave turbamento“.
L’articolo 3 modifica il 165 del codice penale sulla sospensione condizionale della pena: nel caso di condanna, è subordinata al pagamento integrale dell’importo dovuto per il risarcimento del danno alla persona offesa.
L’articolo 4 modifica il 614 del codice penale aumentando le pene per la violazione di domicilio: “da uno a quattro anni” e “da due a sei anni“.
L’articolo 5 modifica il 624 bis del codice penale inasprendo le pene per il furto in abitazione.
L’articolo 6 modifica il 628 del codice penale inasprendo le pene per la rapina.

Adolfo Spezzaferro

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