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Latina, 29 mar – Ennesima operazione antiterrorismo in Italia. Solo negli ultimi tre giorni è la terza. Questa volta a essere scoperta e smantellata è un’intera rete terroristica, quella legata allo stragista di Berlino Anis Amri, che ha poi trovato la morte in Italia mentre era in atto la sua fuga. A Latina e in altre città italiane è in corso un’operazione della Digos di Roma e Latina, che ha eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di una rete di tunisini collegati ad Amri.
Sono inoltre in corso una decina di perquisizioni disposte dalla procura di Roma, a Latina e in altre città italiane, Roma, Caserta, Napoli, Matera e Viterbo. Proprio su Latina si sono concentrate le indagini, poiché già nel 2016 alcuni contatti di Amri nella città laziale erano stati espulsi, e si ritiene che qui il terrorista di Berlino potesse contare su una potente base di appoggio.
I reati ipotizzati nei confronti dei tunisini fermati sono quelli di addestramento e attività con finalità di terrorismo internazionale e associazione a delinquere finalizzata alla falsificazione di documenti e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. In particolare a carico di un tunisino residente a Latina, ci sarebbero gravi indizi di colpevolezza, legati all’attività di addestramento al terrorismo di matrice islamista.
Anche a Latina, come nel caso del terrorista arrestato ieri a Torino, sono emersi dettagli che lasciano pensare alla preparazione di un attentato. Pare infatti che tra il materiale rinvenuto a casa del tunisino ci fossero video contenenti informazioni su come comprare e come usare armi da fuoco, e dettagli pratici per l’affitto di un camion. Il nordafricano in questione sarebbe il principale complice di Amri, e secondo gli investigatori avrebbe avuto il compito di procurare allo stragista falsi documenti di identità per permettergli di lasciare l’Italia e recarsi all’estero.
Anis Amri, infatti, dopo aver compiuto il folle attentato scagliandosi con un camion sulla folla riunita per i mercatini di Natale di Berlino il 19 dicembre 2016, fuggì in Italia. Qui, a Sesto San Giovanni, vicino a Milano, il 23 dicembre venne fermato per un normale controllo di routine dalla polizia, e nella sparatoria che ne è seguita è rimasto ucciso. Ora anche la sua rete di complici italiani è stata smantellata.
Anna Pedri

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