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Madrid, 23 gen – Alcuni giorni fa si è spento il generale di brigata Federico Fuentes all’età di quasi 100 anni. Fuentes era l’ultimo rimasto in vita tra i difensori nel leggendario assedio dell’Alcazar (21 luglio-27 settembre 1936). Federico aveva 17 anni quando si presentò in veste di volontario alla fortezza della città di Toledo, al tempo adibita a “torre telegrafica”. Ma Fuentes aveva già le idee molto chiare: «Volevo essere un militare, era la mia vocazione».
Dopo lo scoppio della Guerra civile spagnola, alcuni militari e civili nazionalisti si asserragliarono all’interno della fortezza Alcazar. I miliziani del Fronte popolare, ossia le forze governative dell’esecutivo repubblicano, cinsero d’assedio la fortezza. Un assedio che durò circa due mesi: i repubblicani, nonostante la schiacciante superiorità numerica e i violenti attacchi, non riuscirono ad avere ragione dei difensori che, al termine di una resistenza divenuta leggendaria, furono liberati dalle truppe nazionaliste accorse in loro aiuto al comando del generale Varela.
L’alto valore esemplare di quella resistenza eroica fu subito compreso da Francisco Franco. Allorché il generale Kindelan lo avvertì che la liberazione di Toledo avrebbe potuto pregiudicare la presa di Madrid, Franco gli rispose: «Certo. Ma non ha importanza, Toledo è un simbolo». È inoltre passata alla storia la tragica vicenda del colonnello José Moscardó. I repubblicani avevano catturato la sua famiglia e, contattandolo al telefono, gli intimarono di sciogliere l’assedio, altrimenti avrebbero giustiziato suo figlio Luis. Il colonnello si fece dunque passare il figlio al telefono e gli disse: «Se è vero, raccomanda la tua anima a Dio, grida “Viva la Spagna!” e muori con onore. Addio figlio mio, un ultimo bacio». Luis rispose: «Addio papà, un grosso bacio». Ripresa la conversazione con i repubblicani, Moscardò disse: «L’Alcázar non si arrenderà mai», e riattaccò. Luis sarà in seguito fucilato.
Come detto, l’assedio dell’Alcazar rappresentò uno dei momenti più alti del patriottismo dei nazionalisti spagnoli durante la Guerra civile. I suoi drammatici risvolti commossero numerose personalità dell’epoca. In questo senso, è interessante segnalare il film L’assedio dell’Alcazar (1940) di Augusto Genina, che si aggiudicò la Coppa Mussolini al festival di Venezia. Anche il poeta francese Robert Brasillach e il principe Valerio Pignatelli narrarono le gesta dei difensori in due romanzi che portano lo stesso titolo: I cadetti dell’Alcazar.
Miguel Ibarra



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