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Roma, 27 gen – E’ già finito l’idillio tra Ellen «Elliot» Page e la moglie Emma Portner dopo che l’attrice canadese protagonista di Juno aveva annunciato il suo «cambio di sponda» verso i lidi del transgenderismo.



Ellen Page e la moglie erano separate da mesi

Anzi, a dire il vero, non era mai iniziato: quando lo scorso dicembre la Portner, 26 anni, aveva espresso su Instagram tutto il suo sostegno e il suo amore nei confronti della Page per aver rivelato al mondo di essere trans, le due erano già separate da mesi. «Sono orgogliosa di Elliot. Le persone transgender, queer e non binarie sono un dono per questo mondo. L’esistenza di Elliot è un dono in sé e per sé. Ti amo così tanto», aveva scritto la ballerina originaria di Ottawa, coreografa e insegna al Broadway Dance Center di New York.

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L’annuncio

Ieri è arrivata la notizia del divorzio, dopo tre anni di matrimonio. «Dopo molte riflessioni e attente valutazioni, abbiamo preso la difficile decisione di divorziare, in seguito alla separazione della scorsa estate – afferma la ex coppia in un comunicato scritto e diffuso congiuntamente –. Abbiamo il massimo rispetto reciproco e resteremo amici».

L’opposto della stabilità

«Ciao amici, voglio condividere con voi che sono trans, i miei pronomi sono lui / loro e il mio nome è Elliot. Mi sento fortunato a scrivere questo. A essere qui. Di essere arrivato in questo posto nella mia vita», aveva scritto la protagonista di Hard candy. L’attrice – vegana, attivista Lgbt, anti-trump, ambientalista, sostenitrice Black lives matter e altre fissazioni da ricchi liberal – nel 2014 aveva rivelato al mondo di essere lesbica ed si era sposata con la Portner nel 2018. Secondo indiscrezioni riferite dal sito TMZ, sarebbe stata proprio Page a presentare alla corte di Manhattan la richiesta di scioglimento del matrimonio.

Una cosa è certa: tra i vari coming out e il divorzio, è difficile pensare alla Page come a una persona stabile. E del resto, i numeri crescenti dei divorzi tra persone dello stesso sesso nel Regno Unito la dicono lunga sulla solidità delle coppie omosessuali. Pazienza: alla bisogna si può sempre incolpare il patriarcato

Cristina Gauri

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8 Commenti

  1. Che articolo orribile, privo di tatto, informazione e sensibilità, ma soprattutto pieno di luoghi comuni che svelano la bassezza che vi contraddistingue

  2. Ciao amici, voglio condividere con voi che sono trans, il mio pronome è lei e il mio nome è Pina. In mezzo alle gambe tengo ‘na minchia tanta, ma guai a voi se non la chiamate patonza!

    • Che articolo ignorante e pieno di giudizio, Elliot Page è non binary, non è una donna, ostinarsi a riferirsi a lui come donna è obbrobrioso soprattutto quando ha annunciato il proprio nome. Assurdo poi il giudizio non richiesto sulla vita delle persone omosessuali alla fine. Il giornalismo è morto.

    • Che articolo ignorante e pieno di giudizio, Elliot Page è non binary, non è una donna, ostinarsi a riferirsi a lui come donna è obbrobrioso soprattutto quando ha annunciato il proprio nome. Assurdo poi il giudizio non richiesto sulla vita delle persone omosessuali alla fine. Il giornalismo è morto.

      • biologicamente è e resterà una donna (seppur mutilata). Spiace per lei/lui che deve soffrire molto, mi chiedo se interventi come il cambio sesso servano veramente a rendere felici queste persone. A mio avviso bisognerebbe lavorare di più sul fatto di accettarsi per come si è (se ho una disforia dell’integrità corporea e non accetto la mia gamba la cura dovrebbe essere finalizzata a farmi accettare che la gamba fa parte del mio corpo, non a tagliarmela…)

  3. Articolo squallido a dir poco, irrispettoso e disinformativo. L’autrice nella biografia si descrive cresciuta nelle subculture di strada … magari avesse imparato da quelle il rispetto del “diverso”

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