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Roma, 8 ago – A Foggia 16braccianti morti, tutti africani, in due giorni in due diversi incidenti stradali che trasportavano ammassati i lavoratori, di ritorno da una giornata di raccolta sui campi di pomodori pugliesi. Nel mirino delle indagini è finito il caporalato, che in Italia continua a mietere vittime ma che, parallelamente, genera un giro d’affari che arriva a sfiorare un valore di 5 miliardi di euro l’anno. Ma insieme al caporalato, la mafia e l’immigrazione sono i responsabili della tragedia di Foggia.
Il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini si sono recati in Puglia, il primo per incontrare una delegazione di braccianti, e l’altro per presiedere il comitato per l’Ordine e la sicurezza. Su Facebook Conte scrive: “La bussola di questo governo – anche nell’approccio che abbiamo avuto nei confronti dell’immigrazione – è quella di garantire la dignità della vita e la dignità del lavoro. Per quanto riguarda il fenomeno del caporalato dobbiamo rafforzare gli strumenti di controllo e prevenzione e introdurre misure di sostegno al lavoro agricolo di qualità”. E anche Salvini giura guerra ai ghetti e agli immigrati dice “aiutiamoci a vicenda”.
“Dobbiamo inoltre aggredire i patrimoni dei mafiosi che campano con il caporalato” ha aggiunto il numero uno del Viminale, il quale ritiene che il problema del caporalato sia una piaga strettamente legata all’emergenza immigrazione. Salvini ha infatti dichiarato: “Questi episodi ci dicono che l’immigrazione fuori controllo aiuta la mafia. Se non ci fossero disperati da sfruttare, sarebbe complicato per loro fare affari. Aver ridotto gli sbarchi forse riduce anche la possibilità di fare affari alla criminalità organizzata”.
Nel frattempo, però, gli immigrati sfruttati dai caporali non ci stanno e questa mattina hanno marciato con in testa i berretti rossi, come quelli che indossavano i braccianti morti, per protestare contro lo sfruttamento della manodopera in agricoltura. Per contrastare il caporalato una legge esiste e nonostante l’ex ministro dell’agricoltura Maurizio Martina, oggi leader del Pd, affermi che funziona, per Conte e per Salvini la legge va rivista, affinché, come auspica il ministro dell’Interno, possa “permettere ad agricoltori perbene di poter lavorare legalmente e regolarmente”.
Anna Pedri



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