Roma, 4 mag – “Stalinismo becero” e passamontagna, di certo la scena musicale italiana non poteva fare a meno dei P38, gruppo di “trapper brigatisti”. L’immaginario è quello delle Brigate Rosse, nel logo la stella a cinque punti del gruppo terroristico e il nome che richiama la pistola simbolo della violenza comunista. In effetti, cosa poteva mancare se non il comunismo in un genere fatto di droga, pistole e puttane.

Polemiche per il live del Primo maggio

Date le premesse, non sorprende che a dare un minimo di risalto alla band e a farla uscire dal suo cono d’ombra sia qualche controversia. Ha fatto scalpore la presenza dei P38 alla “Festa dell’Unità Comunista”, organizzata per il Primo maggio dal circolo Arci di Reggio Emilia “Il Tunnel”, dove la band si è potuta esibire davanti ad una sessantina di spettatori.

Il presidente del circolo Arci che li ha ospitati, Marco Vicini, minimizza, dando la colpa al genere musicale che li contraddistingue: “Il trap per vocazione tratta tematiche estreme e provocatorie”. Anzi, la responsabilità delle polemiche sarebbe dei fascisti, incapaci di cogliere le provocazioni e il valore artistico del gruppo: “La verità è che i fascisti si incazzavano allora a sentire le parole di Giovanni Lindo Ferretti e si infuriano adesso ad ascoltare i P38”. Curioso il riferimento all’ex cantante dei CCCP, visto lo scandalo che ha provocato per tutta l’area sinistrata la sua evoluzione politica e umana.

Renato Curcio, maglia di Gucci”: la nuova sinistra del capitale

È bene ricordare come quella delle Br sia stata una delle pagine più buie della nostra storia recente. Una violenza che ha insanguinato le strade d’Italia e dato inizio ad una lotta armata indiscriminata, fino ad ammazzare Aldo Moro e la sua scorta. Uccisione di cui ovviamente i P38 si fanno vanto, tanto da mettere come immagine di copertina del proprio album la Renault dove venne ritrovato il corpo senza vita di Moro.

Se è vero che bisogna dare il giusto peso ai P38, senza scandalizzarsi troppo per il loro estremismo verbale ed in fondo velleitario, è sintomatica la loro unione di un immaginario di estrema sinistra con quello fatto di venalità ed apparenza della trap. Insomma, le “Nuove Br” sembrano più figlie del capitale che del comunismo.

Michele Iozzino

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7 Commenti

  1. Che pagassero il copyright a vittime-esecutori/esecutori-vittime, con tutte (!) le delucidazioni pesanti del caso, poi vediamo la ritirata dei codini… Spiritosi, tossici di m.

  2. Sulla questione libertà di espressione artistica personalmente sono molto libertario. Io non mi scandalizzo verso quei gruppi che presentano simbologie destrorse e lo stesso atteggiamento l’ho verso coloro che presentano posizioni opposte (del resto, non vorrei ricordare male, ma c’era un un vecchio video di un documentario dove uno dei Clash, joe Strummer, aveva una maglietta celebrativa delle Br)…Non ha importanza il fatto di approvare o meno certe posizioni, l’arte deve essere libera e anche provocare. A me, personalmente, ha impressionato più il paragone che hanno fatto di questa band trap orripilante con un artista eccezionale come Ferretti…Che meraviglia i CCCP e CSI(e anche tutto quello che ha fatto dopo…)!

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