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pietroRoma, 25 ago – Quando tutto crolla e le città diventano cumuli di detriti, un caos informe senza più ordine, è facile provare un senso di impotenza e spaesamento. Qualcuno, tuttavia, ha per istinto la capacità di muoversi in scenari post-apocalittici con sicurezza innata. Pietro Casasanta, responsabile del nucleo di protezione civile “La Salamandra”, è una persona di questo tipo. Dal sisma abruzzese in poi, Pietro è sempre presente quando qualche calamità naturale mette in ginocchio gli italiani. Sempre a sue spese, sempre senza chiedere nulla, sempre tempestivo, a volte anche più dello Stato stesso. Lo abbiamo intervistato per sapere come vadano le cose dopo il terremoto del 24 agosto.

Pietro, dove sei in questo momento?

Sto andando al centro direzionale di Ascoli per scaricare parte del materiale medico raccolto dai nostri volontari in tutta Italia.

Puoi raccontarci come si è svolta la giornata di ieri, invece?

Il terremoto mi ha colto a casa mia, a Roma, nel mio letto, come a tutti. Inizialmente non capivo cosa stesse accadendo, poi una telefonata di mio fratello mi ha fatto comprendere la situazione. Ci siamo organizzati al volo, io e altri sei volontari siamo partiti alle 6 da Roma in direzione Amatrice. Abbiamo faticato un po’ ad arrivare, dato che molte vie di comunicazione erano interrotte. Siamo arrivati verso le 8. Avevamo con noi solo poche casse d’acqua. Siamo arrivati per primi. All’inizio insieme a noi c’erano solo le forze dell’ordine locali e gli abitanti della zona.

Cosa avete fatto per tutta la giornata?

Scavato. Abbiamo scavato per tutto il tempo, dalle 8.30 del mattino. Abbiamo estratto due persone vive dalle macerie. Ma, purtroppo, anche quattro persone prive di vita. Mentre eravamo lì ci sono state molte scosse di assestamento, una delle quali ha causato la caduta di un muro che ha quasi travolto alcuni di noi. È stato un miracolo che non ci siano stati feriti in questa fase, era davvero una situazione rischiosa.

Tu hai visto anche la situazione post-terremoto dell’Abruzzo e dell’Emilia. Quali differenze hai riscontrato?

Il livello di devastazione è simile a quello dell’Aquila, ma qui è tutto molto concentrato. Il fatto che l’epicentro fosse molto vicino alla superficie ha fatto sì che alcuni paesi fossero interamente rasi al suolo, mentre nei dintorni la situazione è migliore. Inoltre la percentuale fra morti e abitanti non è paragonabile. In alcuni paesi, complici turisti e villeggianti, abbiamo avuto più morti degli abitanti stessi.

Come è stata la risposta dello Stato?

Enorme. Direi quasi eccessiva. Ci sono quasi due uomini dello Stato per ogni sfollato…

Come ha risposto la popolazione colpita?

La mia impressione è che, rispetto all’Aquila, qui se lo aspettassero di più. In Abruzzo furono colti più di sorpresa, qui erano più pronti. Va detto che stavolta la risposta degli stessi aquilani è stata molto forte, sono tanti i volontari giunti qui dalle zone del terremoto del 2009. In alcune zone colpite, per esempio a Norcia, i terremoti del passato hanno lasciato una buona consapevolezza, e infatti lì ci sono stati pochissimi danni. Anche se va detto che non è semplice mettere in sicurezza dei borghi medievali, quindi aspetterei prima di buttare la croce sui sindaci.

A livello personale, quali emozioni ti ha dato arrivare sul luogo del disastro?

Dopo l’Emilia io non mi emoziono più, ho azzerato la componente emotiva. Quando arrivo cerco di essere operativo, ho in mente solo cosa fare e come farla. Anche le scene più crude non mi scuotono. Mi scordo persino di avvertire familiari e amici per dire loro che sto bene. L’emozione la scarico al ritorno, quando è tutto finito e torno in abiti civili. Infatti in genere appena rientro a casa mi ammalo.

6 Commenti

  1. In piedi tra le rovine, e una volta di più non è un’immagine retorica. Onore a te e a tutti i volontari addestrati.

  2. Figli miei sono orgoglioso di voi e dei vostri amici per quello che state facendo e che avete sempre fatto un padre! Qualsiasi padre vorrebbe figli come voi generosi, altruisti, e soprattutto non vanitosi ,bravi figli miei, sono orgoglioso di voi e della Salamandra.

  3. Una parola sola GRAZIE. Uomini come te e quelli che con te, stanno sacrificando tempo rischiando la propria incolumità per i nostri fratelli così duramente colpiti, è la risposta migliore ai fannulloni coccolati da questo Stato parassita.

  4. p.s. c’è una cosa che non riesco a capire, i media ufficiali dicono che non c’è bisogno di niente e nessuno. Che i volontari per ora sono più che sufficienti e che non c’è bisogno di generi di prima necessità. Poi senti persone del posto e ti dicono che serve di tutto dal sapone ai vestiti.
    Io stesso che sono infermiere con anni di esperienza in reparti di chirurgia e traumatologia mi sono sentito dire di state ad aspettare. Qual’è la vera necessità per questo gente? Posso essere utile alla Salamandra? Se si sono pronto a partire da martedì mercoledì anche per dare il cambio a chi lavora dalle prime ore. Resto a disposizione.