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Roma, 1 ott – Una pillola anti-Covid forse è in arrivo. La Merck,  colosso farmaceutico, chiederà a breve l’autorizzazione all’utilizzo di emergenza negli Stati Uniti.



Merck, “autorizzazione il prima possibile”

Il colosso farmaceutico Merck comunica che chiederà “il prima possibile” l’autorizzazione di emergenza, alla Food and Drug Administration (Fda) americana, per la prima pillola anti-Covid. Si tratta di un trattamento orale contro la malattia che “riduce significativamente il rischio di ricovero o morte”, come si legge in una nota ufficiale. Se venisse approvata, questa pillola il cui nome è “Molnupiravir” sarebbe il primo farmaco del suo genere ad essere commercializzato esclusivamente per il trattamento del Covid-19, un passaggio che rappresenterebbe un passo avanti nella lotta contro la malattia.

I test clinici sulla pillola anti-Covid

Gli esperti sarebbero rassicurati da una serie di test clinici che dimostrerebbero come il farmaco orale sia capace di ridurre il rischio di ricoveri e decessi in persone ad alto rischio nelle fasi iniziali dell’infezione. La terapia basata su questo farmaco va seguita per cinque giorni, con l’assunzione di quattro compresse al giorno.

“Molnupiravir”

Lo studio clinico sulla pillola anti-Covid ha coinvolto 775 persone e i risultati della sperimentazione hanno permesso di sottolineare come il tasso di ospedalizzazione o morte nei pazienti che hanno ricevuto “Molnupiravir” è stato pari al 7,3%, rispetto al 14,1% di coloro che hanno ricevuto un placebo. Gli studiosi non hanno rilevato decessi nelle persone trattate con il farmaco, rispetto agli 8 registrati nel gruppo di controllo. Con il virus che continua a circolare e la maggior parte delle soluzioni disponibili che richiedono una visita presso una struttura sanitaria, “sono assolutamente necessarie cure antivirali che possono essere prese a casa per tenere le persone infette da Covid-19 fuori dall’ospedale”, ha affermato Wendy Holman, dirigente della Ridgeback Biotherapeutics, che ha seguito la ricerca. Anche Pfizer ha annunciato, di recente, di aver avviato una sperimentazione clinica su larga scala per un proprio farmaco anti-Covid, per testare la sua capacità di ridurre preventivamente il rischio di infezione nei pazienti che sono venuti a contatto con una persona che ha contratto la malattia.

Ilaria Paoletti



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4 Commenti

  1. Mi dispiace ancora una volta che siano gli Americani ad arrivare per primi, ma è comunque, se efficace la prima risorsa per curare il virus

  2. È un profarmaco del derivato nucleosidico sintetico N4-idrossicitidina, ed esplica la sua azione antivirale attraverso l’introduzione di errori di copiatura durante la replicazione dell’RNA virale.
    Genera più varianti del vaccino?…

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