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Venezia, 6 gen – Non poteva aprirsi peggio questo 2018 per le realtà museali e culturali. Mercoledì mattina, durante la mostra “Tesori dei Moghul e dei Maharaja” ospitata al Palazzo Ducale di Venezia, sono stati rubati alcuni gioielli esposti in una delle teche presenti. Un colpo che sottrae alla collezione creata dallo sceicco del Qatar Al Thani opere stimate per un valore di circa due milioni di euro. Tali gioielli rappresentano una grave perdita per il pubblico internazionale e per la storia dell’arte, siccome facenti parte d’una prestigiosa raccolta di gemme e tesori d’oreficeria dei discendenti di Gengis Khan e Tamerlano.
Nessun arnese da scasso, è bastato forzare un po’ la teca per alzarla e infilare la mano per portare via degli orecchini e una spilla. L’allarme è scattato – chiarisce il questore – ma chi ha compiuto l’azione ha potuto fare in modo che avvenisse in ritardo, permettendo ai ladri di uscire indisturbati. Allarme che, però, non era il solito in dotazione dei Musei Civici. Quel sistema era stato preteso dalla Fondazione qatariana Al Thani, responsabile dell’allestimento della mostra e anche del dispositivo di sicurezza. Tuttavia, anche il custode del palazzo era al momento assente. Le responsabilità dell’accaduto sono dunque del Qatar, almeno legalmente parlando, ma il furto e la facilità con cui è avvenuto discreditano inevitabilmente anche l’Italia purtroppo. Ennesima dimostrazione, infatti, della vulnerabilità e della mancanza di sicurezza nel panorama museale.
Dalle analisi dei video di sorveglianza emergono due ladri: uno che ha agito direttamente sulla teca e un altro intento a coprirlo. Effettuato il furto e infilata la refurtiva in tasca, si sarebbero mescolati alla folla verso l’uscita facendo definitivamente perdere le proprie tracce. Nessun addetto alla sicurezza presente è stato capace di prevenire o intercettare alcunché. Solo le videoregistrazioni hanno ripreso qualche frammento confuso, ma ovviamente a colpo già ultimato.
La Fondazione Dei Musei Civici di Venezia colleziona così, suo malgrado, un precedente dannoso per la reputazione culturale del Paese, sempre più visto, sia da fuori che da dentro, come una terra di facile conquista, disorganizzata, precaria e sprovvista di strutture efficienti. Una strana landa dove il più delle volte le opere d’arte sono abbandonate al caso e agli eventi.
Che sia forse l’ora di sollevare seriamente la questione e aprire un dibattito sulla sicurezza museale in Italia e non solo? Dal momento in cui pare quasi più semplice rubare un dipinto del XVI secolo che una maglietta di H&M.
Quanto accaduto a Palazzo Ducale a Venezia non è purtroppo il primo caso di furto artistico che avviene in Italia. Già nell’ottobre 1969 due ladri entrarono nell’Oratorio di San Lorenzo a Palermo e trafugarono La Natività di Caravaggio. Il valore dell’opera fu stimato intorno ai 20 milioni di dollari, mentre solo due anni fa venivano facilmente rubati ben 17 preziosissimi quadri (Rubens, Tintoretto, Mantegna, Pisanello) al museo di Castelvecchio a Verona, per poi essere rocambolescamente ritrovati danneggiati mesi dopo in Ucraina. Secondo i dati del comando dei Carabinieri di tutela del patrimonio culturale, nel 2016 in Italia sono stati rubati oltre 7mila tra quadri, libri, statue, gioielli, reliquie, monete e francobolli. In ordine: Piemonte, Toscana, Lazio e Campania le regioni più colpite.
La speranza è che il Ministero e il futuro governo si accorgano dell’esigenza d’un incremento della sicurezza museale-culturale sia per le collezioni permanenti che per le mostre temporanee. Ad oggi i miseri fondi stanziati per i musei e le collezioni pubbliche sono appena sufficienti per tenere aperta la maggior parte delle strutture e pagare gli stipendi ai pochi dipendenti. Fondi che invece arrivano ingenti  per manifestazioni pseudo culturali e pro immigrazione come il progetto MigrArti, con 1,5 milioni di euro erogati dal Ministro Franceschini.
Che sia necessario che ne faccia le spese un altro Caravaggio, oppure che venga rubato il David per capire che l’arte si difende con guardie armate e non con qualche volontaria settantenne seduta a leggersi un libro?
Alberto Tosi

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2 Commenti

  1. …nei musei, perlopiù, sono custoditi oggetti d’arte di origine ”bianca” Che volete che gli importi se non sono ”pregiate” opere negre…. ( come per la musica…forte rumore di tamburi..ma a domanda: ” chi era Vivaldi?” ..Nessuna risposta..)

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