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Milano, 12 nov – Il “Presente!” per Sergio Ramelli va punito perché rientra in una “pericolosa deriva sovranista“. E’ questa l’assurda motivazione della sentenza tutta politica del Gup Manuela Cannavale per la commemorazione del 29 aprile 2019 a Milano dell’omicidio di Ramelli, ucciso a 19 anni a sprangate da una decina di esponenti di Avanguardia Operaia nel 1975. A leggere la sentenza figura anche l’applicazione della legge Scelba: “Una manifestazione posta in essere al solo scopo di eseguire riti e gesti del disciolto partito fascista, al solo scopo di evocare i tempi del fascismo con grandissima partecipazione emotiva da parte di tutti i manifestanti, perfetto ordine, pedissequa ripetizione delle frasi, dei gesti, delle ritualità appartenenti al solo fascismo e ciò allo scopo di provocare adesioni e consensi e di concorrere alla diffusione di concezioni favorevoli alla ricostituzione di organizzazioni fasciste”. Da qui pertanto le condanne a un mese e 10 giorni per diversi esponenti della destra radicale.

La sentenza politica del giudice

Ma è il riferimento al sovranismo che tradisce l’impronta politica della sentenza, peraltro in un contesto di applicazione della 12 esima transizione transitoria (anche questo ampiamente oppugnabile), come se avesse la stessa rilevanza penale. Il giudice è convinto che la difesa delle istituzioni democratiche “non è stata mai attuale come nel presente momento storico, nel quale episodi di intolleranza e violenza dovuti a motivi razziali sono all’ordine del giorno e si assiste ad una pericolosa deriva sovranista“. Tutto questo messo in relazione alla commemorazione di un giovane ucciso dalla violenza politica. Una lettura a dir poco curiosa del “Presente!”, rito che dal 1976 in poi si è sempre svolto senza attentare alla democrazia o voler ricostituire il Pnf. Ora invece, numeri alla mano, è diventato un evento pericoloso. Nella sentenza infatti viene sottolineato che “mentre nel 2013 avevano partecipato alla manifestazione 600 persone, nel 2019 vi prendevano parte 1.200 soggetti”. Si è trattato di “1.200 persone delle diverse realtà extraparlamentari di destra riunite in modo compatto, che insieme rispondono alla chiamata del presente e alzano il braccio nel saluto romano con orgoglio ed entusiasmo”, persone che – afferma con convinzione il giudice – “certamente creano in soggetti che si ritrovano nelle loro idee una suggestione, una forza, una evocazione del passato regime tali da rappresentare un concreto tentativo di proselitismo e, quindi, un concreto pericolo di raccogliere adesioni finalizzate alla ricostruzione di un partito fascista“.

La Russa: “Giudice ha scambiato sentenza con trattato politico”

La sentenza, con rito abbreviato e relativa alla commemorazione dello scorso anno poi sfociata in scontri con le forze dell’ordine, che avevano caricato i partecipanti, è stata condannata da diversi esponenti politici, alcuni dei quali presenti ai fatti contestati. “Ma di quale deriva sovranista si parla? Qui non esiste nessuna deriva sovranista, soprattutto poi legata alla commemorazione di Sergio Ramelli ucciso dall’odio comunista. Se il Gup scrive ciò ha confuso le cose, magari ha scambiato una sentenza con un trattato politico che ha poco a che fare con la realtà di quei fatti legati a Ramelli, ai successivi cortei e a questioni di derive sovraniste che nulla c’entrano. Rimango basito”, afferma all‘AdnKronos il vicepresidente del Senato Ignazio La Russa. “Ho difeso la mamma di Sergio – aggiunge il senatore di FdI – e ho fatto due processi di questo tipo dopo i cortei in suo ricordo, difendendo due ragazze accusate di avervi partecipato. E in Cassazione è stato sempre dichiarato che non ci fosse alcune reato nel ricordarlo con il Presente. Da quando è stato ucciso – spiega – dall’anno successivo e quindi dal 1976, la commemorazione con il presente e i saluti romani annessi è un ricordo istituito da tanti giovani – molti dei quali nemmeno lo avevano conosciuto – per rendere onore e ricordare un ragazzo caduto sotto i colpi della violenza comunista”.

Osnato: “Sono sovranista, ho partecipato al Presente ma non mi sento un pericolo per la democrazia”

Sono sovranista e ho partecipato alla manifestazione per Sergio Ramelli eppure non mi sento un pericolo per la democrazia”. Gli fa eco il deputato di FdI Marco Osnato. “Da almeno trent’anni – spiega – partecipo alle manifestazioni in suo onore e ricordo, in lui, un martire della libertà di pensiero e di opinione che fu vittima proprio del sue coraggio nel sostenere le proprie idee. Credo che, seguendo la nostra Costituzione, andrebbe tutelato proprio questo aspetto e non pretestuosi e vaghi richiami alla ricostituzione del Partito fascista che – sinceramente – non ho mai riscontrato in nessun 29 aprile, anche in anni più difficili. Peraltro – aggiunge Osnato – anche dal punto di vista giuridico, persino un pessimo studente di giurisprudenza come me, potrebbe avanzare dei dubbi sulle motivazioni riguardo al pericolo ‘sovranista’ che incombe sulla nostra democrazia“. “La verità – è l’accusa del deputato FdI – è che la vicenda di Sergio Ramelli resta una ferita profonda e mai rimarginata nella storia recente di Milano e dell’Italia tutta e le responsabilità della politica, della stampa, della cultura e anche di una parte della magistratura, palesemente orientata politicamente, è assolutamente evidente! Io continuerò a partecipare a quelle manifestazioni, dove ricordo non ci sono simboli e slogan di partito, ma religioso silenzio e un Tricolore per far sapere ai miei figli e a tutti i giovani, che per difendere le proprie idee può accadere che si possa anche morire. A Milano, a Kabul, a Budapest, a Praga e laddove ci sono regimi oscurantisti o epigoni di quelle idee totalitarie”, conclude.

Adolfo Spezzaferro

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5 Commenti

  1. “… grandissima partecipazione emotiva da parte di tutti i manifestanti, perfetto ordine, pedissequa ripetizione delle frasi, dei gesti, delle ritualità…” Certo che questo fascismo è proprio orribile!

  2. Sergio Ramelli è unificante ben oltre il sovranismo e le proprie idee perché è stato ammazzato nella “grande Milano” senza nessunissima colpa, se non “quella” di esporre un cuore minorenne già patriottico. Ed è giusto ricordarlo al 95% della popolazione che poi lo commemora come ritiene più opportuno, alla faccia del 5% che si ostina a negarlo, addirittura ad odiarlo. Casi patologici puri! E come tali, questi sì veramente pericolosi.
    (Oltretutto non è colpa di Sergio o di altri se ci si è dovuti esporre ieri, oggi…, qualunque vera, istintiva, militanza a difesa della comunità oltraggiata non è un divertimento remunerato, anzi è pure ad alto rischio come confermato anche dai “cari” giudici politicizzat!).

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