Roma, 26 dic – Chi l’avrebbe mai detto dopo quel Sampdoria – Juventus del 29 novembre finito 3 a 2 per la formazione di Gianpaolo che i bianconeri avrebbero trovato gli stimoli e la chiave per riprendersi dopo sei scudetti consecutivi e due finale di Champions League, queste ultime sotto la guida di Allegri?

Sarebbe stato il fisiologico riposo del guerriero: accettabile e comprensibile anche alla luce di un ricambio generazionale tardivo nella linea difensiva che intanto aveva perso Bonucci. Dopo il ko di Marassi, tredicesima giornata di campionato, la Juve era scivolata al terzo posto in classifica a quattro punti dal Napoli capolista e a meno due dall’Inter. Solo una lunghezza sopra alla Roma quarta. Da allora la Juve ha giocato otto partite tra campionato e coppe in poco meno di un mese e non ha mai perso, soprattutto non ha più incassato un solo gol; Allegri ha trasformato quello che stava diventando il punto debole della squadra in un nuovo punto di forza. Come in passato, il muro difensivo.

Strada facendo la squadra è cresciuta dal punto di vista fisico, della relativa intensità e mentale. Quella che avrebbe potuto essere la Gara del Tracollo, con il Barcellona a Torino in Champions è invece finita 0 a 0 e a Buffon e compagni ha cominciato a dare certezze: il Barcellona è tornato una macchina da guerra, ha appena rifilato tre gol al Real Madrid e non è facile riuscire a fermarla. La Juve lo ha fatto. Poi, come già visto in passato, Allegri è riuscito a trovare motivazioni e novità tattiche pur in un avvio di stagione che lo vedeva piuttosto stressato per la pressione addosso della società. Col Barcellona ha cominciato a cambiare modulo passando dal 4-2-3-1, che presentava un centrocampo troppo leggero e perforabile, al 4-3-3, con l’utilizzo sempre più continuativo di Matuidi: il francese ha dato equilibrio a tutti i reparti.

Allegri, a differenza di molti colleghi che vanno per la maggiore ha il pregio di essere estremamente duttile sul piano tattico e di saper “vestire” la squadra secondo gli interpreti. Con il Napoli, battuto 1 a 0 con gol di Higuain, era tornato al 4-2-3-1, ma soltanto in apparenza perché poi nei fatti la squadra si proteggeva in fase difensiva con il 4-1-4-1- Dentro a questo piccolo miracolo tattico e motivazionale, il caso Dybala: Allegri non si è fatto scrupoli nel far retrocedere a riserva uno che in troppi avevano cominciato a definire “l’erede di Messi”; l’argentino quando avrà ritrovato una super condizione fisica tornerà certamente in campo. Con la Roma non ha giocato nemmeno un minuto, al suo posto nel finale è entrato Bernardeschi. La Rivoluzione di Max ha messo momentaneamente da parte Dybala ma ha rilanciato alla grande Mandzukic e Cuadrado che, nel 4-3-3 che diventa anche 4-5-1 in fase difensiva, sono giocatori capaci di fare un grosso sacrificio. Specialmente il primo. La rimonta attuale della Juve ricorda quella in grande stile della stagione 2015/16 con i meno 11 punti sulla Roma capolista dopo il ko per 1 a 0 con il Sassuolo. Quella Juve era partita malissimo, peggio della attuale, con 0 punti fatti nelle prime due gare; poi però Allegri trovò anche allora la chiave, sostenuto dalla vecchia guardia (ci fu la famosa sfuriata davanti alle tv dopo il ko col Sassuolo di Buffon ed Evra) e i bianconeri conquistarono il quinto scudetto consecutivo.

MINI CRISI INTER – Percorso inverso sta facendo la formazione di Luciano Spalletti. Da prima a terza in classifica dopo due ko con Udinese a San Siro e Sassuolo fuori. Insieme alla fatica bestiale per passare il turno di Coppa Italia col Pordenone. Un’involuzione che ha quasi del misterioso perché dal punto di vista fisico la squadra ha si un po’ rallentato, ma Spalletti in materia è storicamente preparato. L’Inter prima vinceva senza brillare ma si appoggiava molto sulle spalle di Icardi e, in subordine, di Perisic. Per questo, per servire soprattutto il suo capitano dentro l’area sfrutta molto il lavoro degli esterni ma non fa mai molto male dal centro dove si sta evidenziando la mancanza di un trequartista, di un uomo con il passo e la giocata in grado di creare alternative ad Icardi che non può sempre giocare a mille. Nel ruolo, Spalletti alterna Borja Valero e Brozovic, Joao Mario sembra perso e i risultati degli esperimenti continuano ad essere deludenti, adesso che non sono momentaneamente mascherati dalla vena realizzativa di Icardi.

Paolo Bargiggia

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