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Roma, 16 nov – Quattro anni di carcere e poi l’espulsione. Questa la condanna per Abdel Salem Napulsi, amico del terrorista Anis Amri, l’uomo che fece strage ai mercatini di Natale a Berlino nel dicembre 2016. Napulsi, 38enne di origine palestinese, era stato arrestato a Roma nel marzo scorso, nell’ambito di un’operazione svolta a smantellare una rete terroristica legata al killer di Berlino ucciso pochi giorni dopo la strage a Sesto San Giovanni.
Il palestinese è stato condannato, mediante rito abbreviato, a soli 4 anni di carcere. Dopodiché dovrebbe seguire l’espulsione. Insieme ad altri immigrati era stato arrestato con le accuse di addestramento e attività con finalità di terrorismo internazionale nonché associazione per delinquere finalizzata alla falsificazione di documenti ed al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ma quando venne raggiunto da queste accuse Napulsi si trovava già in carcere per reati multipli legati allo spaccio di droga.
Da quanto è emerso nel capo di imputazione all’epoca dell’ennesimo arresto, il palestinese, dopo essersi radicalizzato, ha cercato in rete “istruzioni sull’uso di armi da fuoco, tra cui anche un lancia razzi”, scaricando video e materiale di propaganda riferito all’Isis. inoltre si era informato sulla “possibilità di acquistare mezzi di trasporto pesanti come camion o pick up idonei a montare armi da guerra, nonché a scaricare e visionare modalità di acquisto di armi finalizzati ad arrecare grave danno al Paese”. Tale materiale venne rinvenuto nel tablet sequestrato nell’abitazione che l’uomo condivideva con altri stranieri in zona Marconi a Roma.
Gli inquirenti, infatti, ipotizzarono che il 38enne stesse progettando attentati con “un preciso e ben identificabile riferimento negli atti di terrorismo ideati dall’Isis per poter essere eseguiti dagli aderenti nei paesi ritenuti bersaglio, fra cui l’Italia”. Dalle intercettazioni, che sono state utili a incastrare i terroristi, sono emersi particolari di una crudezza inquietante. Oltre a definire gli occidentali “infedeli”, Napulsi e i suoi amici affermavano: “Bisognerebbe mettere la loro testa sul tagliere e via, e colpire, e avanti un altro”. Oppure: “Quando incontrate i miscredenti colpiteli al collo finché non li abbiate soggiogati”. E ancora: “Tagliargli la testa e i genitali”.
Insieme a Napulsi vennero arrestati altri complici, con l’accusa di falso per aver contraffatto alcuni documenti. Attualmente sono sotto indagine a Napoli
Anna Pedri

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