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Lampedusa, 15 ago – Alla fine hanno vinto loro. Open Arms, la nave dell’Ong spagnola Proactiva in mare da 13 giorni con 147 immigrati a bordo, si trova dall’alba in acque italiane nelle quali ha fatto il suo trionfale ingresso. Ora a poche centinaia di metri da Lampedusa, l’equipaggio rimane ora in attesa dell’ok delle autorità per l’attracco in porto. Alcune motovedette della Guardia di Finanza e della capitaneria di porto monitorano i movimenti dell’imbarcazione, che stanotte è stata scortata da due navi militari inviate dal ministro Trenta. Le condizioni del mare sono difficili, e stando alle previsioni, resteranno tali per tutta la giornata.



La Ong: “Senza permessi per sbarcare”

L’ingresso in acque italiane è stato reso possibile dal decreto del Tar del Lazio, che data la «situazione di eccezionale gravità ed urgenza» a bordo della nave ha sospeso il divieto di ingresso in acque territoriali firmato giorni fa dai ministri Trenta, Toninelli e Salvini.  «Siamo in acqua italiane. Il decreto di Salvini ha cessato validità nonostante le minacce di un nuovo divieto. Non abbiamo ancora i permessi per entrare in porto. Una lunga notte ma la fine è vicina», ha twittato Open Arms. «Siamo soddisfatti, non per noi, ma per le migliaia di persone che stanno morendo nel Mediterraneo. I loro diritti sono i nostri diritti», ha scritto su Twitter Open Arms Italia, commentando il decreto del Tar.

Nelle ultime 24 ore il ministro della Difesa Elisabetta Trenta si era messa in contatto con il tribunale dei minori di Palermo, dando poi mandato al capo di Stato Maggiore della Difesa, il generale Enzo Vecciarelli, di ordinare l’avvicinamento a Open Arms di due navi del dispositivo Mare Sicuro, onde effettuare il trasbordo dei 32 presunti minori a bordo della nave Ong.

Una contromossa inutile

Alla notizia della decisione del Tar ieri sera Salvini aveva risposto con una contromossa, proponendo un «ricorso urgente al Consiglio di Stato», dicendosi «pronto a firmare un nuovo provvedimento di divieto ingresso nelle acque territoriali italiane: la motivazione è che ai fatti citati nel provvedimento sub judice se ne sono aggiunti altri», ha fatto sapere il Viminale in una nota. «Per giorni, Open Arms si è infatti trattenuta in acque sar libiche e maltesi, ha anticipato altre operazioni di soccorso e ha fatto sistematica raccolta di persone con l’obiettivo politico di portarle in Italia». Così il vicepremier in serata ha firmato un ulteriore divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane. Ma il ministro Trenta ha deciso di non controfirmare il divieto, rendendolo nullo ai sensi del decreto sicurezza bis. «Continuo e continuerò a negare lo sbarco», ha dichiarato Matteo Salvini in serata. La Open Arms, «nave spagnola di ong spagnola, era in acque maltesi e non si capisce perché un giudice italiano possa consentire l’ingresso nelle nostre acque. Io, a nome del popolo Italiano, continuo e continuerò a difendere i confini. Se qualcuno la pensa diversamente, se ne assuma la responsabilità». Duro il commento di Leoluca Orlando su Twitter: «Il Ministro Salvini annuncia reitera di divieto. La magistratura penale accerti reato per abuso e utilizzo persecutorio di pubblici poteri».

Cristina Gauri

 



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