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Roma, 28 ago – Il 14 settembre si avvicina ma per la riapertura delle scuole ogni giorno che passa spunta un nuovo problema, che va ad aggravare una situazione già di per sé caotica per il colpevole ritardo con cui il governo giallofucsia ha iniziato a occuparsi del ritorno in aula. Dopo il problema dei protocolli sanitari, dei banchi monoposto – che saranno consegnati in ritardo -, delle mascherine – che non tutte le regioni vogliono far indossare in classe -, dei trasporti – che per via del distanziamento rischiano di lasciare a piedi centinaia di migliaia di studenti -, ora ci si mettono pure gli insegnanti, che non vogliono tornare a lavoro. Sì, perché il 40% (400 mila persone) del corpo docente è over 55, mentre oltre 170 mila professori sono sopra i 62 anni. Tra di loro, molti che verrebbero classificati come “lavoratori fragili” a rischio in caso di contagio, hanno iniziato a scrivere ai presidi per essere esonerati.

In Veneto i primi a chiedere l’esonero

I primi a chiedere di non tornare a scuola sono stati i professori del Veneto. A seguire, Liguria e Campania. Centinaia gli insegnanti che hanno già chiesto di non tornare in cattedra perché più esposti al contagio da coronavirus: per l’età o perché con problemi di asma e allergie, o con malattie croniche, o con cicli di chemioterapia in corso. L’Inail già ad aprile ha pubblicato un documento in cui inseriva nella categoria dei soggetti “fragili” tutte le lavoratrici e i lavoratori sopra i 55 anni. Per loro è stata prevista una “sorveglianza sanitaria eccezionale”, assicurata dal datore di lavoro, con la possibilità di essere considerati temporaneamente inidonei al servizio e quindi sostituiti. Per legge, sono esonerati i lavoratori con più patologie, gli immunodepressi, i pazienti oncologici. Un problema questo che si somma al fatto di aver lasciato facoltà ai prof di sottoporsi al test sierologico per il coronavirus: un terzo di loro non vuole farlo.

Il paradosso è che i supplenti potrebbero essere anche più anziani

Il paradosso, come ammettono alcuni sindacalisti del settore scuola, è che chi prenderà il posto di questi prof potrebbe essere addirittura più anziano, ma con il bisogno di lavorare e quindi senza certificati medici per farsi esonerare. Lo stesso problema vale anche per il personale Ata, bidelli e amministrativi. Si parla di centinaia di migliaia di posti a rischio, che vanno coperti. I supplenti necessari, per esempio, in base alle stime saranno oltre 200 mila. Ma, sempre secondo i sindacati, alla fine saranno assegnate il 30% delle cattedre necessarie. Per la ripresa delle lezioni quindi si conterà – tanto per cambiare – sui precari.

Adolfo Spezzaferro 

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