Roma, 5 lug – In passato vi abbiamo già riportato di tristi episodi verificatisi al celebre Sacrario Militare della Prima Guerra Mondiale sul Monte Grappa. Spesso vergognosamente usato come pista da snowboard d’inverno, oggi, in estate, apprendiamo esser divenuto “spiaggia” su cui sdraiarsi e prendere il sole. Ma il Sacrario del Grappa non è assolutamente un luogo di svago, tutt’altro. E’ un monumento storico e sacro tra le cui pietre riposano ad imperitura memoria le spoglie di 23.000 soldati italiani. Giovani che sacrificarono le proprie vite per dei beni più grandi, oggi bistrattati, che si chiamano Patria e confini.

23.000 soldati oltraggiati

La foto incriminata è stata postata sul suo profilo Facebook direttamente dall’assessore al Lavoro della Regione Veneto, Elena Donazzan. L’immagine ritrae, in particolare, due turisti sdraiati sui gradoni del Sacrario del Grappa. Come se fosse in una qualche spiaggia, la coppia è distesa a prendere il sole. Se si trattasse di un qualsiasi altro luogo, e ricordiamo che il manufatto del 1935 è al centro dei vasti spazi offerti dal Monte Grappa, non ci sarebbe nulla di cui scandalizzarsi, anzi. Il problema è però che le due “lucertole umane” si sono stravaccate proprio a ridosso dei loculi che custodiscono le ossa dei quasi 23.000 soldati italiani presenti nel sito. Con lo zaino dietro la nuca a farle da cuscino e le gambe alzate, incrociate e scalza, la signora coglie il primo sole di luglio alla faccia dei nostri caduti. Lui, invece, con le braccia conserte sul petto, pare schiacciare un bel pisolino magari sognando una pace che allora fu possibile solo grazie agli immani sforzi che i nostri padri dovettero sopportare.

“Devono scusarsi”

Recepita la foto inviatagli da alcuni simpatizzanti, l’assessore di Fratelli d’Italia, Elena Donazzan, intende ingrandire l’immagine per individuare le due persone. “Vorrei avere un’immagine più nitida per poter vedere le facce di questi che in un cimitero di guerra, un luogo sacro dove riposano 22.950 caduti, si mettono pure a prendere il sole. Ma cos’hanno nella testa? Vorrei tanto questi individui venissero presto riconosciuti e chiamati a scusarsi per le loro azioni! Una condotta inaccettabile, un affronto a chi ha sacrificato la propria vita per la nostra Patria!”.

La foto incriminata postata sui sociale dall’assessore veneto Elena Donazzan

La mancanza del rispetto e dei valori

A questo punto, non essendo la prima volta che un fatto simile accade, al Sacrario del Grappa così come altrove, ci si dovrebbe chiedere cosa porti oggi le persone in un luogo per dar sfogo alla propria maleducazione, anziché rispettarne la sacralità. Perché ciò avviene? Perché adesso, in questo preciso momento storico e sempre più spesso?

Dal 15-18 al 68-2022

Dal ’68 assistiamo alla costante demolizione del coraggio, dell’onore e delle virtù guerriere che fecero grande l’Italia. Nella Prima guerra mondiale come nella Seconda. Nel Risorgimento come nell’Antichità. Negli antichi templi come al Sacrario del Grappa. Una distruzione che inizia dagli ambienti scolastici primari fino ad arrivare a libri, eventi o programmi televisivi nei quali l’italiano è rappresentato come l’antitesi di sè stesso. Non più un piccolo eroe di De Amicis ma un Fantozzi di Villaggio. Non più il genio di Marconi o Da Vinci ma la mediocrità di un bibitaro che può divenire ministro. Non più la nobiltà dei mestieri con l’agricoltore di Fattori, ma gli influencer Fedez e Ferragni. Non più Patria, famiglia ed eroi, ma globalizzazione, vil denaro ed individualistica viltà d’animo.

Una Cancel Culture all’italiana

Ci hanno inculcato che la Grande Guerra è stata una guerra stupida e sbagliata. Che sbagliati sono i monumenti che ne ricordano le gesta degli eroi come il Sacrario del Grappa. Che l’Unità d’Italia ha sfruttato la rabbia e l’ignoranza degli italiani. Che il compimento risorgimentale fascista ha comandato il popolo con l’inganno delle grandi opere e con il primato delle più grandi conquiste sociali. Abbiamo anche avuto dei difetti, certo. Ma essi si stanno rivelando soprattutto in quest’epoca dominata da un edonismo sfrenato che cancella doveri e identità. Come fu per la rivoluzione comunista di Mao, che intendeva cancellare ogni traccia della Cina imperiale, oggi anche in Italia assistiamo ad un processo revisionista, portato avanti scientificamente, che intende sradicare il nostro albero genealogico nazionale dalle sue radici.

Vae Victis anche se vittoriosi

Fino a pochi decenni fa, la Vittoria della Prima guerra mondiale veniva ricordata, commemorata ed insegnata a scuola. I bambini cantavano l’inno di Mameli così come La Canzone del Piave. Oggi invece ci si vergogna della Vittoria. Ci si deve vergognare di quel tremendo evento che liberò l’Italia dal giogo austroungarico. Vergognatevi italiani! Voi che avete occupato L’Istria e l’Alto Adige solo perchè la storia di quelle terre è fusa da sempre con la nostra. Oggi è molto meglio festeggiare l’occupazione americana e l’innesco di processi sommari che portarono ad ogni genere di violenza fratricida contro i vinti dello scontro ideologico. Sì! Vergognatevi italiani! Ma vergognatevi veramente. Voi che avete perduto la guerra per la vostra identità in cambio di una crema da sole e qualche like.

Andrea Bonazza

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2 Commenti

  1. Se si avvicinano significa che percepiscono qualcosa… forse l’ energia, la forza positiva “esemplare” che hanno minimamente o addirittura non hanno nelle loro dimore e vicinanze?! Si comportano quindi come dei sempiterni bambini, senza senso, educazione, cultura, rispetto. Non solo non nascono più, ma anzi tutto non crescono più…
    La spiegazione eccellente di questo blocco involutivo che comporta il sacrilegio non voluto, sta tutta nella felice sintesi di A. Bonazza.

  2. A prescindere dai tamarri prendisole, il “giogo” austriaco non era poi così malvagio come lo si racconta e l’oppressione perlomeno non era certo linguistica.
    L’imperatore parlava perfettamente oltre 20 lingue, una per ogni popolo che “soggiogava”.
    I funzionari mandati nelle nazioni “soggiogate” parlavano perfettamente la lingua de posto.

    Da queste parti, per approvare legalmente il bilinguismo in terre come il Sudtirolo, ci sono voluti anni di terrorismo e morti e i giudici terroni che presidiavano i processi non sapevano parlare manco l’italiano, altro che il tedesco.

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