Rimini, 5 lug — Molto rumore per nulla: s’è sgonfiata come un sufflé cucinato male lo tsunami mediatico — e relativa, odiosa caccia alle streghe intentata dalle femministe di Non una di meno — sorto in seno alla 93esima adunata degli Alpini tenutasi a Rimini lo scorso maggio. Il mare di fango sollevato da pasionarie e stampa mainstream compiacente, che per giorni si sono divertiti a gettare discredito sul corpo che forse più di tutti si distingue da sempre per spirito di abnegazione ed eroismo, si è dissolto oggi.

Alpini a Rimini, verso archiviazione dell’unica denuncia per molestie

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Rimini ha infatti chiesto l’archiviazione per l’unica denuncia di molestie sessuali avvenuta — in mezzo a centinaia di «segnalazioni» di catcalling, fischi e qualche commento un po’ sopra le righe fatti passare per «stupro» dalle dirette interessate — durante l’adunata degli alpini. Aizzate da giorni dalle femministe, almeno 150 donne avevano infatti intasato i social con testimonianze di presunte molestie. Che sono rimaste tali, cioè segnalazioni di cui non è possibile appurare la veridicità. Nel caso in esame la ragazza aveva raccontato di essere stata pedinata, accerchiata e strattonata per un braccio da tre alpini di mezza età in piazzale Kennedy, che le avrebbero rivolto espliciti commenti di natura sessuale.

Tanto rumore per nulla

Secondo quanto riferito dalla stampa locale, non sarebbero emersi riscontri dalle indagini eseguite dai carabinieri che avevano raccolto le dichiarazioni della presunta vittima. La richiesta della Procura è motivata dal fatto che «gli autori sono rimasti ignoti dal momento che gli elementi non hanno consentito di indicarli». E qui torniamo alla domanda che precedentemente ci eravamo posti: se a Rimini donne sono state assalite da «orde» di alpini ubriachi, perché solo due (la denuncia di cui sopra e una seconda ,arrivata sul portale Youpol della Polizia di Stato che però non è mai stata formalizzata), in quei giorni avevano segnalato le violenze alle autorità?

Cristina Gauri

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