Torino, 12 dic – Non c’è detto popolare che si addica di più al nostro Paese del motto “il lupo perde il pelo, ma non il vizio”. Ed il copione si è infatti puntualmente ripetuto: quando la rabbia repressa sfocia nelle proteste di strada si cerca immediatamente di dare un cappello alle manifestazioni che diventano giuste o sbagliate se il cappello è il mio o meno. Lo stesso dicasi per taluni organi di stampa dediti alla propaganda piuttosto che alla cronaca. La regola degli opposti estremismi è sempre valida e, come storia insegna, riesce sempre a disgregare il fronte della protesta in favore del mantenimento dello status quo”.
Il recente movimento del “Coordinamento 9 dicembre”, impropriamente chiamato “ Rivolta dei Forconi”, ne è la lampante dimostrazione. Prendiamo ad esempio Torino, dove sono presenti le piazze più infuocate. La sinistra, evidentemente avvilita dall’aver perso il controllo delle piazze, ha da subito osteggiato la manifestazione: gli studenti del collettivo universitario autonomo e i metalmeccanici della Fiom hanno preferito rispondere al canto dell’Inno nazionale scandito dai manifestanti in via Alfieri, intonando “Bella ciao”. Immediato lo sdegno dei presenti al grido di “vergogna,vergogna”.
Anche l’ambiente vicino ai centri sociali ha immediatamente cercato di mettere paletti e limitazioni al movimento:“Mai con i fascisti” era il requisito 
Evidentemente l’uomo nero non fa poi così paura. In piazza Pitagora, dove ha partecipato un numeroso gruppo del nucleo cittadino di CasaPound Italia, il clima era disteso e non ha minimamente risentito della loro presenza che anzi ha portato un tocco di colore in più mediante qualche fumogeno ed uno striscione, dalla grafica curata, che riportava un chiaro messaggio: “Alcuni italiani non si arrendono!”. Anche per Maurizio Marrone, consigliere comunale con il gruppo di Fratelli d’Italia, il modus operandi è chiaro: “Prima demonizzano, poi vedono la partecipazione popolare e si buttano”.
Scene già viste. Se la protesta è coesa e non esaurisce in breve tempo si ricorre alla vecchia regola degli “opposti estremismi”, ma comunque vada a questo punto per il “Coordinamento 9 dicembre” è già un successo.
Cesare Dragandana