Il Primato Nazionale mensile in edicola

Milano, 23 mar – Attilio Fontana non ci sta: sono troppe le attività che restano aperte, secondo il nuovo Dpcm ribattezzato “Chiudi Italia”. Ancora una volta il governatore lombardo è fortemente critico nei confronti del governo giallofucsia sul fronte dell’emergenza coronavirus. In un’intervista al Corriere della Sera, Fontana non condivide le scelte del governo centrale: “Mi sembra un po’ riduttivo rispetto alle misure che avevamo predisposto noi. Perché non chiudere tutti gli studi professionali, gli uffici pubblici e gli alberghi? E i cantieri edili? Avevamo anche il consenso dell’associazione dei costruttori! E il divieto di andare nelle case di vacanza? Qualcuno mi deve spiegare il perché. Hanno detto che c’è il consenso di tutte le Regioni, ma se è così manca quello della Lombardia”.

Il governatore lombardo: “Ai cittadini dico di attenersi alle nostre disposizioni”

Il governatore comunque tira dritto – anche e soprattutto in ragione del fatto che la Lombardia è la regione più colpita dal Covid-19 – e fa presente che i suoi corregionali si devono attenere alle sue disposizioni: “Ai cittadini dico di attenersi alle nostre disposizioni contenute nell’ordinanza che ho firmato sabato. Si tratta di elementi certi e chiari sia dal punto di vista delle prescrizioni, sia per quanto riguarda le tempistiche”. Un chiaro riferimento al fatto che spesso la comunicazione di Palazzo Chigi è confusa e improvvisata.

“Sulla chiusura delle aziende preferirei rimanesse in vigore il nostro”

In merito al Dpcm con la nuova stretta per le aziende, “preferirei che rimanesse in vigore il nostro perché è più restrittivo”, sottolinea il governatore, citando l’ordinanza di sabato. ha aggiunto con riferimento all‘ordinanza con cui chiude quasi tutto fino al 15 aprile. Come è noto, invece, secondo il Dpcm del governo le aziende avranno 72 ore per adeguarsi: dovranno chiudere entro il 25 marzo. Di fatto la chiusura quindi sarà operativa da giovedì. Sono 80 le attività che restano aperte: troppe, per il presidente della Regione Lombardia.

Il dialogo con Confindustria e il rapporto con il governo centrale

Certo, come sottolinea Fontana, è fondamentale agire di concerto con il governo centrale. E quando gli chiedono se i provvedimenti restrittivi della Regione Lombardia hanno scatenato resistenze da parte degli industriali, il governatore risponde: “Dall’inizio abbiamo sempre detto e ripetuto che queste misure sono il frutto di una valutazione che cerca di tenere insieme due interessi: la salute pubblica e l’economia, entrambe fondamentali. Noi ci siamo spesi molto anche nel fare moral suasion nei confronti di Confindustria Lombardia, che si è impegnata con noi ma che, per esempio, al momento del primo decreto stava ancora aspettando garanzie sulla cassa integrazione. Dopodiché l’interlocuzione è avvenuta anche a livello centrale, a Roma”.

Gallera: “In Lombardia vale ciò che è stato approvato dalla Regione”

Sulla stessa linea di Fontana l’assessore al Welfare Giulio Gallera, che anzi rincara la dose, citando l'”ulteriore stretta sulle attività commerciali, sugli uffici pubblici che non svolgono un’attività essenziale, e sugli studi professionali che non hanno scadenze previste per legge”, contenuta nell’ultima ordinanza. “Poi è arrivata quella del governo – sottolinea – che su alcune cose dà un’indicazione leggermente diversa, ma quello che vale in Regione Lombardia è ciò che è stato approvato dalla Regione“.

Adolfo Spezzaferro

Commenta