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Roma, 8 nov – Proseguono le indagini dopo l’arresto dei due rom accusati di aver stuprato due quattordicenni a Roma. Ieri circa duecento persone sono state controllate e 20 sottoposte a misure restrittive nel corso di un controllo scattato nel campo nomadi di via di Salone, dove vivevano i due arrestati. Due gli arrestati per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti con decine di dosi sequestrate. Cinque persone fermate, invece, sarebbero accusate di furto di energia elettrica con allacci abusivi tramite pericolosi cavi scoperti e volanti. Dieci persone prive di documenti di identità sono state poi accompagnate in caserma per l’identificazione, per due di loro si sta valutando l’espulsione dal territorio nazionale.

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Intanto, nell’interrogatorio di garanzia i due nomadi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere e restano in cella. Il legale di Maikon Halilovic, il 20enne finito in carcere con Alessio Il Sinto, ha riportato le parole del suo assistito secondo il quale “Non ero lì e sono innocente”. Il ragazzo è accusato di aver fatto da “palo” al connazionale Mario Seferovic che materialmente avrebbe violentato le due ragazze. Gli investigatori stanno poi verificando la veridicità della voce che vorrebbe “Alessio il Sinto” uno stupratore seriale. A sostenere questa ipotesi ci sono le dichiarazioni delle sue due vittime (“Lo abbiamo sentito dire nel nostro quartiere, in estate, dopo che l’aveva fatto a noi”) e alcuni contatti ritrovati nel suo cellulare. Gli investigatori avrebbero già il nome di un’altra possibile vittima. Seferovic sarebbe anche padre di un figlio mai riconosciuto, nato da una storia avuta a 16 anni.

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Roberto Derta

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