Roma, 12 ott – Le conseguenze del terremoto a L’Aquila sono anche colpa delle vittime, secondo il tribunale civile della città abruzzese, come rende noto l’Ansa. Una sentenza a dir poco incredibile che si riferisce al crollo di uno stabile in particolare.

Terremoto, “concorso di colpa delle vittime”

Si legge esplicitamente di  “concorso di colpa delle vittime”, nella sentenza del tribunale, che si riferisce all’accoglimento del giudice Monica Croci di una richiesta di risarcimento da parte dell’Avvocatura dello Stato verso i proprietari degli appartamenti siti nel palazzo crollato a via Campo di Fossa, dove morirono 24 persone sulle oltre 300 perite a causa del sisma. I familiari dei morti avevano raccolto perizie che attestavano le irregolarità nella realizzazione della struttura oltre a una “grave negligenza del Genio civile nello svolgimento del proprio compito di vigilanza sull’osservanza delle norme poste dalla legge vigente, in tutte le fasi in cui detta vigilanza era prevista”. Sulla base di questi elementi, avevano chiesto milioni di euro di danni al ministero dell’Interno e a quello delle Infrastrutture e Trasporti, oltre che al Comune dell’Aquila, rei di non aver controllato lo stabile durante la costruzione, e lo stesso costruttore, Del Beato, per responsabilità simili.

La “corresponsabilità”

Colpa anche delle vittime, quindi. E manco per poco, ma per il 30% di quanto avvenuto. Il giudice ha ritenuto imprudente non uscire di casa dopo la seconda scossa, condannando sia i ministeri che gli eredi Del Beato, e respingendo le domande contro il Comune. Così cita la sentenza: “È fondata l’eccezione di concorso di colpa delle vittime, costituendo obiettivamente una condotta incauta quella di trattenersi a dormire nonostante il notorio verificarsi di due scosse nella serata del 5 aprile e poco dopo la mezzanotte del 6 aprile”. Inoltre sarebbe un “concorso che tenuto conto dell’affidamento che i soggetti poi defunti potevano riporre nella capacità dell’edificio di resistere al sisma per essere lo stesso in cemento armato e rimasto in piedi nel corso dello sciame sismico da mesi in atto, può stimarsi nella misura del 30 per cento. Ne deriva che la responsabilità per ciascun Ministero è del 15 per cento e per il residuo 40 centro in capo agli eredi del costruttore Del Beato”.

La decisione del tribunale – come è ovvio – scatenerà polemiche infinite e – ci permettiamo di aggiungere – sacrosante.

Alberto Celletti

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