Roma, 21 sett –  La lotta al contante forse potrà contare su un nuovo strumento: la “tessera unica”. Il sottosegretario al Mef, Alessio Villarosa (M5S) promette che: “Ci saranno carta d’identità, tessera sanitaria, identità digitale e possibilità di attivare un conto di pagamento presso qualsiasi sportello bancario o postale”. Ovviamente, un’idea così stravagante non poteva non arrivare dal carrozzone pentastellato. Una proposta che, aldilà della sua reale fattibilità, rafforza l’invadenza del fisco. Vediamo perché.

Una card che assomiglia ad un microchip sottocutaneo

Il politico grillino, non riuscendo a nascondere il suo entusiasmo, ha esposto i contenuti di questa proposta a Il Sole 24 Ore: “Sarà una vera rivoluzione: la carta unica avrà carta d’identità, tessera sanitaria, identità digitale e possibilità di attivare in conto di pagamento presso qualsiasi sportello bancario o postale”. Il sottosegretario pentastellato parla di una proposta che sembrerebbe quasi semplificare la vita dei contribuenti. Il progetto è quello di accorpare tutta una serie di documenti che ora sono divisi in tessere o documenti diversi in una “tessera unica”. In realtà, però, l’idea viene lanciata mentre fioccano proposte sulla limitazione all’uso del contante, come quella di tassare i prelievi bancari. La tempistica, dunque, è quantomeno sospetta.

I rischi di tale provvedimento sono talmente evidenti che perfino il promotore è costretto a riconoscerlo. Andiamo con ordine.  Il primo punto debole riguarda l’aspetto tecnico: “Stiamo al momento lavorando sul layout – afferma Villarosa – per garantire gli standard internazionali sui quali ci si è accordato con gli altri Paesi ma siamo certi troveremo la quadra”. Poi, c’è un aspetto non secondario che è quello del rispetto della protezione dei dati personali perché si concentrerebbero tutta una serie di dati sensibili in un’unica tessera.

Stop al contante: l’incentivo forzoso all’utilizzo del Pos

La strategia del governo nei confronti dei contribuenti è ispirata alla “logica del bastone e della carota”. Per i più virtuosi sono previsti interessanti incentivi: bonus e sconti fiscali riconosciuti in dichiarazione solo se il costo è tracciato o pagato con moneta elettronica. Inoltre, verranno abolite le commissioni dovute dagli esercenti per micro pagamenti o per quelli sotto una determinata soglia. Se quindi paghiamo il caffè con la carta di credito non ci sarà nessun tributo da pagare alla banca. Che fortuna!

Al contrario arriveranno momenti bui per quelli che conservano ancora la cattiva abitudine di usare le banconote. Si parla già di un sistema sanzionatorio efficace e soprattutto operativo per chi rifiuta il Pos. Infine, pagamenti elettronici obbligatori nei rapporti con la Pa. Si concretizza così quella che il Pd ha chiamato lotta all’evasione “2.0”: la digitalizzazione dei pagamenti resa operativa con la fatturazione elettronica e gli scontrini telematici. La “tessera unica” e la tassa sui consumi completano questo quadro.

I pagamenti elettronici sconfiggeranno l’evasione fiscale?

La via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni. Non tutti la pensano come Confindustria che si è espressa positivamente sulla possibilità di concretizzare la “tassa sui contanti” per frenare l’evasione. Confesercenti, infatti, è preoccupata per l’impatto che questa norma può avere sui consumi. Molti, inoltre, pensano che questo provvedimento possa rivelarsi un vero e proprio regalo per le banche italiane. Secondo alcune analisi gli istituti di credito possono arrivare ad incassare commissioni particolarmente elevate (fino al 9%) sugli acquisti effettuati tramite bancomat o altre carte di credito. Se poi a questi oneri aggiungiamo l’affitto del Pos, le manutenzioni e le spese una tantum. Ecco perché commercianti ad artigiani sono scettici sull’uso di questi strumenti.

Chi pensa che basti un calmiere sulle commissioni bancarie per rendere l’impatto meno oneroso si sbaglia di grosso. Per due motivi. In primis perché la grande evasione viene fatta dalle multinazionali senza bisogno di banconote. In secundis, il vero guadagno per le banche non sarebbe solo quello economico. Esse infatti entrerebbero in possesso di ogni dato che riguarda la nostra vita: un connubio tra banche e fisco che ci renderebbe schiavi di entrambi. In quali server verranno archiviate queste informazioni? E poi, ciò che la banca trasmetterà all’erario verrà cancellato dai database della stessa?

Guardiamo, però il bicchiere mezzo pieno. Se le forme di pagamento elettronico dovessero avere il sopravvento ci sarebbe un lato positivo che non possiamo ignorare. I borseggiatori dovrebbero cercarsi un vero lavoro. Sì, è proprio così. Nessuno avrebbe più bisogno del classico portafogli. Basterà un badge al collo per pagare. Inoltre la “tessera unica” contiene vita morte e miracoli di ogni cittadino. Uno strumento che assomiglierebbe ad un microchip sottocutaneo, un po’ come quello che viene messo ai cani. Intanto, i dirigenti della Silicon Valley possono continuare a dormire sonni tranquilli: con loro il fisco trova sempre un accordo.

Salvatore Recupero

3 Commenti

  1. Per riprenderci la libertà ritiriamo tutti i risparmi dalle banche. Stiamo diventando schiavi dello statalismo comunista travestito da liberismo socializzato . Lasciateci la libertà del libero arbitrio nella gestione dei risparmi di una vita, Ognuno deve poter scegliere come utilizzare i propri soldi e quindi dobbiamo abolire il bail in ( i depositanti non sono Soci delle Banche e quindi non devono rispondere con i propri risparmi ai fallimenti delle stesse) e tutte le norme finanziarie che limitino la nostra libertà .

  2. Giovanni: “dobbiamo abolire il bail in”

    Anche il “governo del cambiamento” ha avuto un bell’anno e mezzo per (almeno iniziare a) farlo, e neppure ha iniziato. Criminale chi ha istituito il bail in, complice chi non lo ha abrogato. Non solo chi implementa una procedura è colpevole, anche chi non la smantella. Da tenere bene a mente, perché non vale SOLO per ‘sto bail in.

    P.S. Per mesi ci è stato raccontato che sarebbero state abrogate alcune accise “storiche” sui carburanti. Nessuna è stata abrogata, che io sappia. Ora ci si parla di “tasse ‘ecologiche’ di scopo” sui carburanti stessi (eh, ecologiche… va be’, facciamo finta di credere anche a questa ennesima presa per i fondelli). E riprendere le accise ormai “fuori scopo” per riconvertirle (invariate) al nuovo scopo, quello no? No, perché il gioco è INTRODURNE di nuove. Gli schiavi a che servono, se non per pagare il conto?

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