Torino, 24 set – Sono ventuno i rom condannati per roghi e ricettazioni avvenuti nel campo nomadi in Strada dell’Aeroporto, a Torino. Il giudice Claudio Canavero, che pronunciato questa mattina la sentenza, ha accolto così le richieste di condanna del pm Alessandra Provazza. Le pene vanno dai sedici mesi ai tre anni e mezzo di carcere. Fondamentale è stato il supporto dei carabinieri di Leinì che per documentare gli illeciti hanno montato videocamere nei pressi del campo rom, seguendo la situazione per sei mesi, dal luglio 2017 al gennaio 2018, e dimostrando così che imputati erano soliti bruciare rifiuti per smaltirli illegalmente. I nomadi avevano anche incendiato svariate auto rubate, per distruggere le prove del furto e della ricettazione. Coinvolti nella vicenda anche decine di minorenni – alcuni anche minori di 14 anni. 



«Una notizia che i cittadini torinesi aspettavano»: è stato questo il commento che il sindaco Chiara Appendino ha pubblicato su Facebook. «Per troppo tempo i roghi hanno reso impossibile la vita dei cittadini che vivono vicino alle baraccopoli rom, creando anche ingenti danni ambiental», ha proseguito. La Appendino ha porto i propri ringraziamenti a «carabinieri di Leinì, inquirenti e  giudici per il lavoro che ha portato a questa sentenza», spiegando che «la condanna arriva al termine di indagini partite anche dal lavoro incessante e costante dell’Amministrazione nella lotta per la legalità. Grazie a operazioni continue e al presidio delle aree interessate da parte di polizia municipale e forze dell’ordine, abbiamo ridotto il numero di roghi tossici dell’80 per cento». Il sindaco avverte però che questo è solo l’inizio: «Ora andiamo avanti. Vi comunico che il tavolo tecnico comunale ha previsto il superamento e bonifica dell’intera area di Germagnano 10 entro il mese di dicembre. Nel rispetto delle persone presenti e prevedendo percorsi di inclusione, con diritti e doveri, per chi vorrà aderire. Avevamo promesso in campagna elettorale che quello dei campi sarebbe stata una priorità, e così continuerà ad essere».

Cristina Gauri

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